{"id":206,"date":"2007-03-06T11:28:36","date_gmt":"2007-03-06T09:28:36","guid":{"rendered":"http:\/\/ocasapiens.blog.dweb.repubblica.it\/2007\/03\/06\/ripensamenti-in-serie\/"},"modified":"2021-08-04T22:22:51","modified_gmt":"2021-08-04T20:22:51","slug":"ripensamenti-in-serie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/2007\/03\/06\/ripensamenti-in-serie\/","title":{"rendered":"Ripensamenti in serie"},"content":{"rendered":"<p>Fino a pochi mesi fa, i neuroscienziati erano convinti che durante il sonno l&#8217;ippocampo spediva i ricordi della giornata alla neocorteccia perch\u00e9 li filtrasse e gli rispedisse quelli utili. Da novembre &#8211; e da un articolo su <em>Nature Neuroscience<\/em> le ricerche di Bert Sakmann\u00a0(premio Nobel)\u00a0al Max Planck in Germania dicono\u00a0che succede il contrario: \u00e8 la neo-corteccia che scarica.<\/p>\n<p>Sui <em>PNAS<\/em> di oggi, Mayank Mehta dell&#8217;universit\u00e0 Brown scrive che ha controllato, \u00e8 proprio cos\u00ec. Ha anestetizzato dei ratti, con degli elettrodi ne ha registrato l&#8217;attivit\u00e0 neuronale nella neocorteccia e nell&#8217;ippocampo, e misurato un ritardo di una frazione di secondo fra il momento in cui s&#8217;attivava la prima e quello in cui la stessa attivit\u00e0 veniva &#8220;riecheggiata&#8221; dal secondo.<\/p>\n<p>Da prendere con le molle finch\u00e9 qualcuno scopre cosa succede ai ratti che s&#8217;addormentano spontaneamente.<\/p>\n<p>Su <em>Nature Neuroscience<\/em> uscito ieri invece, Scott Cruikshank e altri di Brown e dell&#8217;universit\u00e0 della California a Davis, scrivono che all&#8217;inizio della percezione di un nuovo stimolo, le cellule inibitrici della corteccia ricevono otto volte pi\u00f9 impulsi dal talamo che le cellule eccitatorie. Anche qui, il contrario di quello che si credeva. Alla corteccia pare servire una calmata, a eccitarsi ci pensa da sola. Almeno nei topi.<\/p>\n<p>E sempre in tema di ripensamenti, all&#8217;Istituto Linus Pauling dell&#8217;universit\u00e0 statale dell&#8217;Oregon, Balz Frei studia anche lui i flavonoidi. Quei polifenoli abbondanti in frutta e verdura, ma anche in caff\u00e8, t\u00e8, birra, vino e cacao &#8211; sono raccomandati come antiossidanti perch\u00e9 assorbirebbero i radicali liberi.<\/p>\n<p>In provetta senz&#8217;altro, non nel corpo scrive Frei su <em>Free Radical Biology and Medicine<\/em> (rivistina, ma altre pi\u00f9 prestigiose potrebbero aver rifiutato l&#8217;articolo per non smentire anni di pubblicazioni). Finiscono subito nella pip\u00ec perch\u00e9 vengono riconosciute come sostanze estranee di cui sbarazzarsi al pi\u00f9 presto.<\/p>\n<p>Mentre la vitamina C &#8211; fino a un livello ottimale &#8211; \u00e8 assorbita dai tessuti e si ferma nelle cellule dove &#8220;come antiossidante \u00e8 da 1000 a 3000 volte pi\u00f9 efficace dei\u00a0 flavonoidi&#8221;. Questi per\u00f2, in dosi minime, potrebbero innescare una reazione &#8220;purgante&#8221;: pur di eliminarli, l&#8217;organismo produrrebbe enzimi utili anche contro i tumori e le malattie cardiocircolatorie.<\/p>\n<p>Notare che\u00a0l&#8217;istituto si chiama\u00a0Linus Pauling perch\u00e9 studia\u00a0principalmente i\u00a0benefici della vitamina C.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino a pochi mesi fa, i neuroscienziati erano convinti che durante il sonno l&#8217;ippocampo spediva i ricordi della giornata alla neocorteccia perch\u00e9 li filtrasse e gli rispedisse quelli utili. 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