{"id":31578,"date":"2017-03-07T18:20:38","date_gmt":"2017-03-07T17:20:38","guid":{"rendered":"https:\/\/ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it\/?p=31578"},"modified":"2021-12-19T15:57:20","modified_gmt":"2021-12-19T14:57:20","slug":"la-legge-di-brandolini-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/2017\/03\/07\/la-legge-di-brandolini-2\/","title":{"rendered":"La legge di Brandolini, cont."},"content":{"rendered":"<p>Pubblico anch&#8217;io il debunking delle affermazioni di William Happer, con una postilla a dimostrazione della legge di Brandolini (nota 1 per chi la confonde con la <a href=\"https:\/\/barneypanofsky.wordpress.com\/tag\/la-teoria-della-montagna-di-merda\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">teoria della MdM<\/a>).<\/p>\n<p><strong>Cappello redazionale di <a href=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/%C3%A8-certo-clima-%C3%A8-surriscaldato\/autori-vari\/2017-03-06\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Scienzainrete<\/em><\/a><\/strong><br \/>\nNell\u2019intervista pubblicata dal supplemento culturale del <em>Corriere della Ser<\/em>a \u201cLa Lettura\u201d del 26 febbraio 2017, intitolata \u201cCredetemi, il clima non \u00e8 surriscaldato\u201d, William Happer ha rispolverato molti dei miti del negazionismo climatico, da tempo confutati dalle evidenze scientifiche disponibili. L&#8217;articolo (qui il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/Credetemi%2C%20il%20clima%20non%20e%CC%80%20surriscaldato%20%281%29.pdf\">testo<\/a>), che ha creato un<strong>\u00a0finto confronto\u00a0<\/strong>fra il fisico Happer e il climatologo Cane (raggiunto via mail, Cane ha dichiarato di non essere al corrente della presenza di un interlocutore nell&#8217;articolo, com&#8217;\u00e8 raccontato\u00a0<a href=\"https:\/\/ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it\/2017\/03\/05\/californexit\/\">qui<\/a>), presenta\u00a0giustapposti e senza contraddittorio gli argomenti dell&#8217;uno e dell&#8217;altro, dando loro pari dignit\u00e0. Anzi, il fatto che Happer sia in odore d&#8217;essere nominato\u00a0<em>science advisor<\/em>\u00a0dal\u00a0presidente Trump, ha spinto il giornale a dare pi\u00f9 peso a questo che al climatologo Cane. A partire dal titolo: &#8220;Credetemi, il clima non \u00e8 surriscaldato&#8221;.<br \/>\n<em>Scienzainrete<\/em>\u00a0crede di fare un servizio ai lettori &#8211; soprattutto agli studenti delle scuole &#8211; nel mostrare l&#8217;infondatezza delle affermazioni di William Happer. Nel testo che segue, gli esperti di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.climalteranti.it\/\">Climalteranti<\/a>\u00a0hanno analizzato le 14 affermazioni principali\u00a0di Happer mostrandone l&#8217;inconsistenza scientifica. L&#8217;analisi \u00e8 stata condotta da:\u00a0Stefano Caserini, Elisa Palazzi, Alessio Bellucci, Sergio Castellari, Antonello Pasini, Gabriele Messori, Claudio della Volpe, Claudio Cassardo,\u00a0Sylvie Coyaud [non guidavo io].<br \/>\n<strong>1. \u201cTemperature di questo tipo sono state registrate molte volte in passato\u201d<\/strong><br \/>\nLe temperature medie del pianeta registrate negli ultimi decenni sono insolitamente alte, se confrontate con il passato, prossimo e remoto. \u00c8 una chiara indicazione di molti studi che hanno ricostruito le temperature del passato, in particolare degli ultimi duemila anni. Nel passato remoto sicuramente ci sono stati periodi con temperature superiori alle attuali. Ma l\u2019incremento delle temperature attuali \u00e8 particolare rispetto all\u2019andamento delle temperature dell\u2019Olocene (gli ultimi 11.000 anni), ossia da quando esistono le civilt\u00e0 umane. Si veda al riguardo\u00a0<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/339\/6124\/1198\">Marcott et al. (2013)<\/a>,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nature.com\/nclimate\/journal\/v6\/n4\/abs\/nclimate2923.html\">Clark et al. (2016)<\/a>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/1_6.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 1: Ricostruzione delle temperature globali negli ultimi 11300 anni, variazioni rispetto alla media 1961-1990) (Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/339\/6124\/1198\">Marcott et al., 2013<\/a>)<br \/>\n<strong>2. \u201cLa Terra oscilla sempre tra il raffreddamento e il riscaldamento\u201d<\/strong><br \/>\nIl clima della terra cambia ed \u00e8 sempre cambiato sia in risposta a forzanti esterne sia per la propria dinamica interna, dovuta alla variabilit\u00e0 delle dinamiche dell\u2019atmosfera, dell\u2019oceano (si pensi al fenomeno El Ni\u00f1o-Southern Oscillation) e delle altre componenti del sistema climatico, nonch\u00e9 alle loro interazioni e ai meccanismi di retroazione esistenti. Oltre che per effetto di questa variabilit\u00e0 interna, che agiva ieri come agisce oggi, in passato le oscillazioni climatiche erano causate da forzanti esterne naturali, principalmente le variazioni dell\u2019orbita e dell\u2019inclinazione dell\u2019asse terrestre, le eruzioni vulcaniche, le variazioni della potenza della radiazione solare. A queste oggi si aggiungono forzanti di origine antropica, tra cui le emissioni di gas serra (riscaldanti) e di altri inquinanti (alcuni dei quali raffreddanti, come gli aerosol solfati delle \u201cpiogge acide\u201d) e i cambiamenti nell\u2019uso del suolo.<br \/>\nQuanto l\u2019attuale rapido aumento delle temperature (gi\u00e0 evidente nella Figura 1) sia dovuto a driver diversi da quelli che hanno determinato le variazioni delle temperature nel passato, durante i 400.000 anni precedenti il periodo industriale, \u00e8 ben mostrato dalla Figura 2, tratta da\u00a0<a href=\"http:\/\/link.springer.com\/article\/10.1007\/s10584-010-9821-x\">Etkin et al. (2010)<\/a>; si nota come la relazione fra anomalia termica e concentrazione di CO2 negli ultimi 150 anni \u00e8 molto diversa da quella registrata nei 420.000 anni precedenti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/2_1.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 2: Legame fra concentrazioni di CO2\u00a0in atmosfera e anomalia delle temperature nei cicli glaciali in Antartide negli ultimi 400.000 anni e nel periodo 1840-2007. La linea in violetto \u00e8 stata aggiunta al grafico originale per rappresentare i dati fino al 2016. Si tenga presente che il tempo non \u00e8 rappresentato se non indirettamente sul diagramma che sottolinea invece la relazione fra le variabili principali (Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/link.springer.com\/article\/10.1007\/s10584-010-9821-x\">Etkin et al., 2010<\/a>).<\/p>\n<p><strong>3. \u201cIl riscaldamento attuale non \u00e8 inusuale n\u00e9 per entit\u00e0, n\u00e9 tantomeno per velocit\u00e0\u201d<\/strong><br \/>\nIl riscaldamento attuale \u00e8 sicuramente inusuale per la velocit\u00e0 con cui sta avvenendo, cos\u00ec come lo sono gli altri cambiamenti climatici che lo accompagnano: fusione dei ghiacci, innalzamento del livello del mare, acidificazione e perdita di ossigeno degli oceani, perdita della biodiversit\u00e0 di moltissimi ecosistemi, aumento dell\u2019intensit\u00e0 e della frequenza di eventi estremi, spostamento dei termoclini di animali, vegetali e patogeni.<br \/>\nSecondo le conclusioni del 4\u00b0 Rapporto sul Clima dell\u2019IPCC \u201c<i>Le informazioni paleoclimatiche sono di supporto all\u2019interpretazione che il riscaldamento dell\u2019ultimo mezzo secolo sia inusuale almeno rispetto ai precedenti 1300 anni<\/i>\u201d (<a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/pdf\/assessment-report\/ar4\/wg1\/ar4-wg1-spm.pdf\">IPCC, 2007<\/a>). Il 5\u00b0 Rapporto IPCC ha ribadito questa conclusione: \u201c<i>Nell\u2019emisfero Nord, il periodo 1983\u20132012 \u00e8 stato probabilmente il pi\u00f9 caldo periodo di 30 anni degli ultimi 1400 anni<\/i>\u201d (<a href=\"http:\/\/www.climatechange2013.org\/\">IPCC, 2013<\/a>).<br \/>\nUn esempio di come il riscaldamento attuale sia anomalo rispetto al periodo di sviluppo della nostra civilt\u00e0 si pu\u00f2 vedere, oltre che dalla ricostruzione delle temperature dell\u2019Olocene gi\u00e0 riportata in Figura 1, dalla ricostruzione delle temperature estive nell\u2019Europa centrale negli ultimi 2000 anni effettuata da\u00a0<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/sci\/331\/6017\/578\/\">B\u00fcntgen et al. (2011)<\/a>, mostrata in Figura 3.<br \/>\nRiscaldamenti e raffreddamenti passati negli ultimi ~50 milioni d\u2019anni non sono mai stati rapidi come il riscaldamento attuale. Si veda al riguardo\u00a0<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/341\/6145\/486.full\">Diffenbaugh e Field (2013)<\/a>.<br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/3_0.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 3: ricostruzioni delle precipitazioni primaverili (mm, in alto) e delle anomalie delle temperature estive (rispetto al periodo 1901-2000, in basso) nell\u2019Europa centrale (Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/sci\/331\/6017\/578\/\">B\u00fcntgen et al., 2011<\/a>)<\/p>\n<p><strong>4. \u201cCe n\u2019\u00e8 stato uno assai maggiore al tempo degli insediamenti vichinghi in Groenlandia nel X-XI secolo\u201d [Qui a Stefano Caserini, quasi veniva un coccolone]<\/strong><br \/>\nIl presunto maggior riscaldamento della Groenlandia ai tempi dei Vichinghi \u00e8 uno dei leit-motiv pi\u00f9 diffusi del negazionismo climatico, che continua a essere citato nonostante diversi studi l\u2019abbiano smentito in modo definitivo. Numerosi lavori scientifici hanno mostrato che il riscaldamento verificatosi nel X-XI secolo non \u00e8 stato n\u00e9 globale, n\u00e9 maggiore di quello attuale nell\u2019emisfero nord. Ad esempio, uno studio molto approfondito pubblicato nel settembre del 2009 (<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/325\/5945\/1236\">Kaufman. et al., 2009<\/a>), che ha analizzato i sedimenti lacustri in tutta la zona Artica, Groenlandia compresa, ha concluso che il decennio 1998-2008 \u00e8 stato il pi\u00f9 caldo dei 200 decenni che compongono gli ultimi 2000 anni. (Figura 4).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/4_1.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 4: Ricostruzione delle temperature degli ultimi 2000 anni nella zona Artica (latitudine superiore a 60\u00b0N), espresse in termini di variazioni rispetto al valore medio 1961-1990. La linea scura rappresenta la tendenza media fino al 1900 (Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/325\/5945\/1236\">Kaufman. et al., 2009<\/a>)<\/p>\n<p><strong>5. \u201cDal 2015 al 2017 la Terra \u00e8 stata colpita da El Ni\u00f1o, e sono stati gli anni peggiori da quando il fenomeno \u00e8 iniziato nel 1998<\/strong>\u201d<br \/>\nIl fenomeno El Ni\u00f1o \u00e8 iniziato da quando esistono le correnti oceaniche: un recente studio, ad esempio, ne ha ricostruito il comportamento negli ultimi 600 anni a partire da fossili di coralli rinvenuti sul fondo del Pacifico equatoriale (si veda\u00a0<a href=\"http:\/\/www.clim-past.net\/9\/2269\/2013\/\">McGregor et al., 2013<\/a>). Il fenomeno El Ni\u00f1o \u00e8 monitorato con precisione dall\u2019inizio degli anni \u201990 e non produce alcun calore, si limita a ridistribuire in superficie il calore assorbito in profondit\u00e0. El Ni\u00f1o e la Ni\u00f1a (il fenomeno opposto) sono una delle principali espressioni della variabilit\u00e0 interna del clima alla scala interannuale e non possono quindi certo spiegare una tendenza a lungo termine nelle temperature medie globali. Come si nota per la Figura 5, il riscaldamento \u00e8 evidente anche per gli anni senza El Ni\u00f1o. Le tendenze al riscaldamento sono 0,18\u00b0 C per decennio per gli anni con El Ni\u00f1o e La Ni\u00f1a\u00a0 e 0,16 \u00b0C per decennio per gli anni con condizioni di neutralit\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/5_0.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 5. Anomalie delle temperature globali della superficie terrestre dal 1966-2016, dai dati NASA GISS (anomalie rispetto al periodo 1951-1980), con le tendenze lineari per gli anni caratterizzati da El Ni\u00f1o, La Ni\u00f1a, o da condizioni di neutralit\u00e0 (Fonte dati:\u00a0<a href=\"http:\/\/data.giss.nasa.gov\/gistemp\/tabledata\/GLB.Ts+dSST.txt\">NASA-GISS, 2017<\/a>).<\/p>\n<p><strong>6. \u201cMa le temperature sono scese rapidamente negli ultimi mesi: a gennaio 2017 sono tornate ai livelli del 1998 (e del 2004, 2009, 2013 e 2014)\u201d<\/strong><br \/>\nSecondo i\u00a0<a href=\"https:\/\/data.giss.nasa.gov\/gistemp\/news\/20170215\/\">dati NASA-GISS<\/a>\u00a0il mese di gennaio \u00e8 stato il terzo pi\u00f9 caldo dal 1880 a oggi a livello globale, superati solo dalle temperature del gennaio 2015 e gennaio 2016. Il fatto che un singolo mese possa avere temperature inferiori a quelle dello stesso mese negli anni precedenti non ha comunque alcun significato climatologico. I 16 anni pi\u00f9 caldi, curve rosse nella figura 6, sono stati registrati dal 2000 in poi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/6.png\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Figura 6: Andamento delle medie mensili delle temperature medie globali (<a href=\"http:\/\/data.giss.nasa.gov\/gistemp\/tabledata\/GLB.Ts+dSST.txt\">Fonte dati: NASA-GISS, 2017<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>7. \u201cCi sono buone ragioni per essere molto cauti sui rilevamenti della temperatura di superficie effettuati a partire dal 1880. Questi provengono da un insieme diverso di rilievi, in luoghi che sono cambiati durante gli anni e sono stati effettuati con strumenti variati in maniera significativa nel corso del tempo. Moltissime parti del globo \u2014 specialmente gli oceani \u2014 non sono stati inseriti nel campione di misurazione del 1880\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Le temperature sono misurate dalla met\u00e0 del XVIII secolo anche negli oceani (si veda al riguardo\u00a0<a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/rog.20022\/full\">Abraham et al., 2013<\/a>) e omogeneizzate con procedure stabilite da una commissione dell\u2019Organizzazione meteorologica mondiale. Non a caso, sono registrate le anomalie cio\u00e8 le variazioni rispetto alla media pluridecennale della temperatura misurata con identici strumenti. Inoltre come rendere omogenee le serie storiche \u00e8 un problema che tutti i climatologi e scienziati della terra si pongono da quando usano i dati e si \u00e8 sviluppato un intero campo scientifico a s\u00e9 stante, con una letteratura estesissima (si veda a titolo di esempio\u00a0<a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/joc.689\/full\">Bohm et al., 2001<\/a>).<br \/>\nLe metodologie statistiche con cui i dati nelle aree urbane sono elaborati per valutare ed eliminare le possibili distorsioni locali sono note, mostrate ad esempio nell\u2019Appendice 3B del Quarto Rapporto di Valutazione dell\u2019IPCC-WG1 (<a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/pdf\/assessment-report\/ar4\/wg1\/ar4-wg1-chapter3.pdf\">Trenberth et al., 2007<\/a>).<br \/>\nDiversi gruppi di ricerca elaborano stime dell\u2019andamento delle temperature globali, ma nonostante la diversit\u00e0 delle stazioni considerate e i diversi modi per effettuare le medie, le differenze fra i dati dei tre centri di ricerca che stimano le temperature globali del pianeta sono molto piccole, sono poca cosa se paragonate al chiaro aumento delle temperature globali del pianeta (si veda la seguente Figura 7).<br \/>\nDa notare l\u2019evidente contraddizione nelle affermazioni di Happer: se da un lato d\u00e0 credito a ricostruzioni del clima dei secoli passati (quando menziona le temperature nel periodo dei primi insediamenti dei Vichinghi in Groenlandia), dall\u2019altro mette in discussione l\u2019attendibilit\u00e0 delle stime delle temperature superficiali dalla fine del XIX secolo ad oggi, basate su osservazioni dirette.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/7.png\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Figura 7: Anomalia delle temperature medie globali dal 1880 al 2016 secondo diversi dataset (Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.giss.nasa.gov\/research\/news\/20170118\/NOAA-NASA_Global_Analysis-2016-FINAL.pdf\">Schmidt e Arndt, 2017<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>8. \u201cNelle ultime decadi, la lettura delle temperature del passato \u00e8 stata \u00abadeguata\u00bb a quelle attuali, cosicch\u00e9 il passato sembrasse pi\u00f9 freddo e il presente pi\u00f9 caldo, creando l\u2019illusione di un apparente crescente tasso di calore\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Le correzioni, le omogeneizzazioni e l\u2019aggiunta delle anomalie registrate da strumenti pi\u00f9 precisi, come le boe Argo, hanno fatto calare il tasso di riscaldamento medio del secolo scorso, come mostrato in Figura 8 e discusso ad esempio in\u00a0<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/348\/6242\/1469\">Karl et al. (2015<\/a>) e\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/advances.sciencemag.org\/content\/3\/1\/e1601207\">Hausfather et al. (2017<\/a>).<br \/>\nDa notare l\u2019ulteriore contraddizione in cui Happer cade: se effettivamente le vecchie misure \u00ab<i>provengono da un insieme diverso di rilievi, in luoghi che sono cambiati durante gli anni e sono stati effettuati con strumenti variati in maniera significativa<\/i>\u00bb allora bisogna renderle omogenee; quando questo viene fatto per\u00f2 parte l\u2019accusa che le serie storiche siano state \u201cadeguate\u201d. In ogni caso, sia le serie omogeneizzate che quelle non omogeneizzate mostrano un chiaro riscaldamento, come mostrato in Figura 8.<br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/8.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 8: Temperature medie globali (dati NOAA): dati grezzi, dati corretti e valore delle correzioni effettuate (Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/environment\/climate-consensus-97-per-cent\/2016\/feb\/08\/no-climate-conspiracy-noaa-temperature-adjustments-bring-data-closer-to-pristine\">Hausfather, 2016<\/a>)<\/p>\n<p><strong>9. \u201cDal mio punto di vista, i migliori strumenti di misurazione della temperatura sono quelli satellitari della bassa atmosfera. Essi deducono la temperatura dall\u2019intensit\u00e0 delle microradiazioni termiche emesse dalle molecole d\u2019ossigeno. Se prendiamo quelle, mostrano solo un lieve riscaldamento a partire dal 1979 \u2014 anno di inizio delle rilevazioni satellitari \u2014, di sicuro inferiore al dato che arriva dalle misurazioni di superficie\u201d<\/strong><br \/>\nLe misure satellitari sono meno affidabili di quelle effettuate alla superficie, come dichiarato da chi pubblica i dati di queste misure. I motivi sono legati alle difficolt\u00e0 pratiche delle misure stesse: i sensori guasti non si possono sostituire, i satelliti modificano la loro traiettoria. Gli algoritmi di \u201cinterpretazione\u201d della serie HUA, alla quale Happer si riferisce, sono cambiati ogni volta che i climatologi ne hanno rilevato gli errori (si veda per esempio <a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/309\/5740\/1548\">Mears e Wentz, 2005<\/a>;\u00a0<a href=\"http:\/\/journals.ametsoc.org\/doi\/abs\/10.1175\/JCLI-D-13-00767.1\">Po-Chedley et al. 2015<\/a>;\u00a0<a href=\"http:\/\/journals.ametsoc.org\/doi\/abs\/10.1175\/JTECH-D-16-0121.1\">Swanson, 2017<\/a>).<br \/>\nAlcune tesi molto in voga alla fine degli anni \u201990, che indicavano un presunto raffreddamento della bassa e media troposfera (contrariamente al riscaldamento della superficie), sono state abbandonate dopo che si \u00e8 visto che i dati che mostravano il raffreddamento di questi strati dell\u2019atmosfera erano sbagliati, legati a errori nei metodi di elaborazione e interpretazione dei dati dei satelliti e delle radiosonde che misurano queste temperature (<a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/2015JD024039\/full\">Seidel et al., 2016<\/a>).\u00a0Le anomalie delle temperature medie globali della bassa troposfera da diversi dataset relative al periodo 1981-2010 sono mostrate in Figura 9.<br \/>\nIn seguito la discussione ha riguardato la diversit\u00e0 dei ratei di riscaldamento di una parte di troposfera sopra i tropici; si tratta di una parte limitata dell\u2019intero globo, ma questo particolare \u00e8 stato spesso omesso (anche da Happer) per non far sembrare l\u2019argomento piuttosto insignificante, come \u00e8 in effetti. \u00c8 stato dimostrato che se si tiene conto dei rispettivi intervalli di incertezza non ci sono chiare discrepanze fra i dati osservati e i risultati dei modelli (<a href=\"http:\/\/eprints.maynoothuniversity.ie\/6558\/1\/PT_consistency%25202008.pdf\">Santer et al., 2008<\/a>).<br \/>\nNumerose rianalisi effettuate da ricercatori indipendenti hanno confermato che le temperature in troposfera seguono lo stesso andamento di quelle di superficie. Fra gli studi pi\u00f9 autorevoli si pu\u00f2 citare il rapporto dello statunitense\u00a0<i>Climate Change Science Program<\/i>\u00a0&#8211; Subcommittee on Global Change Research (<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/348\/6242\/1469\">Karl et al., 2006<\/a>), nel cui Executive summary \u00e8 scritto chiaramente:\u00a0<i>\u201cPreviously reported discrepancies between the amount of warming near the surface and higher in the atmosphere<\/i><b><i>\u00a0<\/i><\/b><i>have been used to challenge the reliability of climate models and the reality of human induced global warming.<\/i><b><i>\u00a0<\/i><\/b><i>Specifically,<\/i><b><i>\u00a0<\/i><\/b><i>surface data showed substantial global-average warming, while early versions of satellite and radiosonde data showed little or no warming above the surface. This significant discrepancy no longer exists, because errors in the satellite and radiosonde data have been identified and corrected. New data sets have also been developed that do not show such discrepancies.<\/i><b><i>\u201d<\/i><\/b><br \/>\nRiguardo alla presunta discrepanza nel descrivere il riscaldamento della troposfera tra i dati delle radiosonde e dei satelliti, un\u2019analisi approfondita \u00e8 stata fatta dal 5\u00b0 Rapporto IPCC \u2013 Primo Gruppo di Lavoro \u2013 Capitolo 2, nella cui introduzione \u00e8 scritto con chiarezza: \u201c<i>Based on multiple independent analyses of measurements from radiosondes and satellite sensors it is virtually certain that globally the troposphere has warmed and the stratosphere has cooled since the mid-20th century\u201d<\/i>\u00a0(<a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/pdf\/assessment-report\/ar5\/wg1\/WG1AR5_Chapter02_FINAL.pdf\">Hartmann et al., 2013<\/a>).<br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/9.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 9: Anomalie delle temperature medie globali della bassa troposfera, da diversi dataset, relative al periodo 1981-2010 (Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/pdf\/assessment-report\/ar5\/wg1\/WG1AR5_Chapter02_FINAL.pdf\">Hartmann et al., 2013<\/a>)<\/p>\n<p><strong>10. \u201cIn base ai principi fondamentali della fisica, il cambiamento climatico nella bassa atmosfera misurato dai satelliti dovrebbe essere maggiore, del 15% circa, di quello misurato sulla superficie. Il motivo? L\u2019ulteriore vapore acqueo che viene rilasciato quando la superficie si riscalda. Ma non \u00e8 successo, di conseguenza il fatto che il cambiamento climatico misurato sulla superficie sia maggiore di quello rilevato tramite i satelliti sembra violare alcune leggi fondamentali della fisica\u201d<\/strong><br \/>\nL\u2019affermazione secondo cui nella bassa atmosfera dovrebbe esserci un \u201c15%\u201d in pi\u00f9 del \u201ccambiamento climatico\u201d misurato alla superficie \u00e8 priva di senso scientifico, in quanto il termine \u201ccambiamento climatico\u201d \u00e8 un termine molto generico, valido anche per un cambiamento di diminuzione delle temperature.<br \/>\nI gas serra rimandano verso le terre emerse e gli oceani parte della radiazione infrarossa (termica) precedentemente emessa dalla superficie che, di conseguenza, tipicamente si scalda pi\u00f9 del resto della troposfera (Figura 10), come in effetti registrato dai dati disponibili, senza che leggi fondamentali della fisica siano violate. I dati mostrano non solo che la troposfera (i primi 10 km di atmosfera) si riscalda, ma che la stratosfera e gli strati ancora superiori si raffreddano (<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/314\/5803\/1253\">La\u0161tovi?ka J. et al., 2006<\/a>), proprio come previsto per l\u2019incremento dei gas serra: solo una piccola parte della radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, infatti, riesce a raggiungere la bassa stratosfera a fronte di una parte molto pi\u00f9 cospicua che viene intrappolata al suolo dai gas serra presenti nella troposfera. In sostanza, la bassa stratosfera si raffredda perch\u00e9 l\u2019assorbimento della radiazione infrarossa da parte dei gas serra ivi presenti \u00e8 inferiore rispetto all\u2019emissione della radiazione da parte degli stessi verso l\u2019alto, emissione che genera appunto raffreddamento.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/10.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 10: Schematizzazione della variazione della temperatura con la quota (Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/348\/6242\/1469\">Karl et al., 2006<\/a>)<\/p>\n<p><strong>11. \u201cAnche se l\u2019aumento di temperatura riportato \u00e8 corretto, questo \u00e8 dovuto soprattutto al riscaldamento naturale della Terra, che ha cominciato a riprendersi dalle temperature minime della \u00abPiccola Era Glaciale\u00bb, che ha raggiunto il suo picco nel XVIII secolo. Una piccola porzione del riscaldamento globale pu\u00f2 provenire dal CO2 aggiuntivo, che in ogni caso \u00e8 un gas serra che provoca riscaldamento\u201d<\/strong><br \/>\nLe cause \u201cnaturali\u201d delle variazioni della temperatura terrestre (principalmente attivit\u00e0 solare, eruzioni vulcaniche) non possono in alcun modo spiegare il riscaldamento avvenuto dal 1750 ad oggi (Figura 11). Le variazioni dell\u2019attivit\u00e0 solare e l\u2019attivit\u00e0 vulcanica, che hanno causato la lieve diminuzione delle temperature globali nel XVIII e XIX secolo (periodo comunemente ma impropriamente chiamato \u201cpiccola era glaciale\u201d) hanno avuto un ruolo estremamente ridotto nel riscaldamento successivo a questo periodo. Il valore della forzante solare dal 1750 al 2011 \u00e8 stimato in 0,05 W\/m2, contro un forzante riscaldante dei gas serra di 3 W\/m2, e un forzante complessivo, comprendente l\u2019effetto raffreddante degli aerosol, di 2,3 W\/m2\u00a0(<a href=\"http:\/\/www.climatechange2013.org\/\">IPCC, 2013<\/a>).<br \/>\nContrariamente a quanto afferma Happer, ad oggi non \u00e8 stato identificato nessun meccanismo naturale in grado di spiegare in modo plausibile il riscaldamento del pianeta osservato negli ultimi 150 anni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/11.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 11: Stima centrale e incertezza del riscaldamento osservato e attribuito alle diverse cause, nel periodo 1951-2010 (Fonte: IPCC, 2013 &#8211; WG1 Fig 10.5).<\/p>\n<p><strong>12. \u201cTuttavia dire che le temperature in rialzo dipendono dalla combustione dei combustibili fossili \u00e8 semplicemente un dogma, una linea condivisa, supportata da scienza \u00abpreconfezionata\u00bb. In definitiva: buona parte del cambiamento si deve alla ripresa dall\u2019era glaciale con una piccola aggiunta dovuta alla combustione\u201d<\/strong><br \/>\nL\u2019accusa di Happer all\u2019intera scienza del clima di essere \u201cpreconfezionata\u201d \u00e8 totalmente priva di fondamento e indica l\u2019adesione a teorie complottiste di scarso spessore culturale e scientifico. In realt\u00e0, la fisica e la chimica dei gas, nonch\u00e9 esperimenti e osservazioni compiute in tutto il mondo, supportano e confermano i risultati della scienza del clima, i cui fondamenti sono noti da pi\u00f9 di un secolo (<a href=\"http:\/\/www.rsc.org\/images\/Arrhenius1896_tcm18-173546.pdf\">Arrhenius, 1896<\/a>).<br \/>\nInoltre, le simulazioni effettuate con modelli climatici numerici mostrano in modo inequivocabile come le forzanti naturali da sole non siano in grado di spiegare il trend positivo osservato nella temperatura media superficiale; solo includendo le forzanti antropogeniche i risultati dei modelli si riconciliano con le osservazioni (Figura 12).<br \/>\nIl ruolo fondamentale delle forzanti antropogeniche nel causare il riscaldamento globale recente\u00a0\u00e8 stato corroborato recentemente con due approcci modellistici completamente diversi e indipendenti da quelli dei modelli dinamici (si veda\u00a0<a href=\"http:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S1462901115000490\">Pasini e Mazzocchi, 2015<\/a>, e i riferimenti ivi inclusi), rafforzando quindi ulteriormente la solidit\u00e0 dell\u2019attribuzione ai gas serra del riscaldamento globale in atto.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/12.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 12: Confronto fra andamento delle temperature globali osservate (linea nera) e ricostruite dai modelli climatici (linea rossa) a) considerando tutte le forzanti b) considerando solo le forzanti naturali (Fonte: IPCC, 2013, AR5, Fig. 10.1)<\/p>\n<p><strong>13. \u201cIl diossido di carbonio \u00e8 una sostanza inquinante? Mi stupisco anche solo della domanda. Il nostro respiro contiene tra 40 mila e 50 mila parti per milione (ppm) di CO2. Significa che ognuno di noi espira un chilogrammo al giorno della presunta sostanza \u00abinquinante\u00bb. E ognuno di noi evacua milioni di microbi benefici al giorno che inquinano acqua e suoli causando patologie varie, motivo per cui esistono le fognature e i depuratori. Gli astronauti della International Space Station passano mesi a respirare un\u2019aria con 1.000 ppm o pi\u00f9 di anidride carbonica, e cos\u00ec gli equipaggi dei sottomarini. \u00a0\u201d<\/strong><br \/>\nAnche se la CO2\u00a0non \u00e8 un inquinante tradizionalmente considerato per l\u2019inquinamento atmosferico perch\u00e9 non costituisce un diretto problema per la salute ai livelli attuali, i suoi effetti dannosi indiretti sulla salute e sugli ecosistemi, a causa del riscaldamento globale indotto o dell\u2019acidificazione degli oceani, hanno portato comunque a classificarlo (anche dal punto di vista legale) come una sostanza \u201cinquinante\u201d, di cui \u00e8 necessario limitare l\u2019aumento della composizione dell\u2019atmosfera.<br \/>\nLivelli di CO2\u00a0pari a 1000 ppm protratti per mesi causano mal di testa, nausea, disturbi respiratori, cardiocircolatori e cognitivi e altri sintomi detti collettivamente \u201csick-building syndrome\u201d (<a href=\"https:\/\/www.epa.gov\/sites\/production\/files\/2014-08\/documents\/base_3c2o2.pdf\">Erdmann et al., 2002<\/a>).<br \/>\nCome i sommergibili, la Stazione Spaziale \u00e8 dotata di \u201ccarbon scrubbers\u201d per mantenere la concentrazione sotto gli 800-900 ppm. La suscettibilit\u00e0 varia da persona a persona (et\u00e0, sesso, peso ecc.), ma per la salubrit\u00e0 degli edifici il livello non dovrebbe superare i 550 ppm (<a href=\"https:\/\/ehp.niehs.nih.gov\/15-10037\/\">Allen et al., 2016)<\/a>.<br \/>\n<strong>\u00a0\u00a0<\/strong><br \/>\nPer tutti gli ultimi 800.000 anni, i livelli di CO2\u00a0sono stati nettamente inferiori a quelli attuali, come si pu\u00f2 facilmente rilevare da tutte le ricostruzioni dei livelli di CO2\u00a0(si veda ad esempio\u00a0<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/310\/5752\/1313\">Siegenthaler et al., 2005<\/a>). Per trovare livelli pi\u00f9 alti degli attuali, bisogna risalire al Pliocene, circa 2,5-3,5 milioni di anni fa: era il tempo dell\u2019Australopithecus, prima della comparsa del genere Homo e in particolare di Homo sapiens, comparso circa 200.000 anni fa. Le concentrazioni di CO2\u00a0sono state inferiori a 1000 ppm per la maggior parte del tardo Panerozoico, gli ultimi 300-400 milioni di anni (<a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/2014GL060457\/full\">Frank et al., 2014<\/a>), in periodi in cui era diversa la posizione dei continenti, erano diversi i cicli biogeochimici, il livello del mare, la produttivit\u00e0 della biosfera e lo stesso Sole aveva una emissione di circa 0.9 W\/m2\u00a0inferiore ad oggi.<br \/>\nUn aumento del 33% dei livelli di CO2\u00a0dell\u2019atmosfera, da 300 a 400 ppm, in soli 100 anni, non \u00e8 affatto \u201clieve\u201d, ed \u00e8 dovuto in larga parte all\u2019uso dei combustibili fossili.<br \/>\nLa tesi secondo cui il solo aumento delle concentrazioni di CO2\u00a0determina un aumento delle produzioni agricole, indipendentemente da altri fattori e da altre conseguenze legate all\u2019aumento della CO2 stessa, non ha fondamento scientifico.<br \/>\nInnanzitutto, contrariamente da quanto sostenuto da Happer, l\u2019aumento delle rese agricole nell\u2019ultimo secolo \u00e8 dovuto principalmente alla maggior superficie coltivata, alla meccanizzazione, all\u2019uso di fertilizzanti, di ibridi pi\u00f9 produttivi e altre innovazioni (FAO, 2016); l\u2019effetto di \u201cfertilizzazione\u201d dei maggiori livelli di CO2\u00a0\u00e8 secondario.<br \/>\nTutti gli esperimenti in campo aperto indicano che la maggior concentrazione atmosferica di CO2\u00a0favorisce lo sviluppo di fogliame e steli dove abbondano acqua, azoto, nutrienti e microbi nel suolo, ma fa declinare le rese alimentari, riducendo la quantit\u00e0 di semi e frutti (<a href=\"http:\/\/www.uniroma2.it\/didattica\/Fotosintesiamb\/deposito\/FACE.pdf\">Long et al., 2006<\/a>).<br \/>\nFanno eccezione la soia, a certe latitudini, e i cereali \u201cC4\u201d come il mais, a condizione che resistano alla siccit\u00e0, alle alluvioni, e soprattutto ai picchi di calore durante la stagione della crescita in grado di danneggiare lo sviluppo di radici, stelo e foglie (<a href=\"https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pmc\/articles\/PMC3728475\/\">Bita e Gerats, 2013)<\/a>. Come noto, l\u2019aumento delle temperature legato all\u2019aumento della CO2comporta un aumento delle ondate di calore primaverili e estive, delle siccit\u00e0 prolungate e degli incendi, che non giovano n\u00e9 alle foreste n\u00e9 alle coltivazioni. L\u2019aumento delle temperature minime notturne ha avuto ad esempio un effetto di riduzione delle rese di riso nelle Filippine (<a href=\"http:\/\/www.pnas.org\/content\/101\/27\/9971.full\">Peng et al., 2004<\/a>). L\u2019aumento di temperatura potr\u00e0 inoltre ampliare lo spazio d\u2019azione di molti parassiti agricoli ed aumentare la capacit\u00e0 dei parassiti di sopravvivere l&#8217;inverno e attaccare le colture primaverili (<a href=\"http:\/\/www.pnas.org\/content\/104\/50\/19703.full\">Schmidhuber e Tubiello, 2007<\/a>).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/14.png\" alt=\"\" \/><br \/>\nFigura 13: Zone ottimali della resa di monocotiledoni e dicotiledoni in funzione della concentrazione di CO2\u00a0in atmosfera e della temperatura diurna nel periodo di accrescimento (Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.es.ucsc.edu\/%257Epkoch\/EART_229\/10-0120%2520Appl.%2520C%2520in%2520plants\/Ehleringer%2520et%252097%2520Oeco%2520112-285.pdf\">Ehleringer et al., 1997)\u00a0<\/a><\/p>\n<h4>Riferimenti bibliografici<\/h4>\n<p><a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/rog.20022\/full\">Abraham et al. 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Science, 341, 486-492<\/a>.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/websites.pmc.ucsc.edu\/~pkoch\/EART_229\/10-0120%2520Appl.%2520C%2520in%2520plants\/Ehleringer%2520et%252097%2520Oeco%2520112-285.pdf\">Ehleringer et al. (1997) C4 photosynthesis, atmospheric CO2, and climate. Oecologia, 112, 285-299<\/a>.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.epa.gov\/sites\/production\/files\/2014-08\/documents\/base_3c2o2.pdf\">Erdmann et al. (2002) Indoor carbon dioxide concentrations and sick building syndrome symptoms in the base study revisited: analyses of the 100 building dataset. Proceedings: Indoor Air 2002, 443-448.<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/link.springer.com\/article\/10.1007\/s10584-010-9821-x\">Etkin et al. (2010) A state space view of the ice ages\u2014a new look at familiar data. Climatic Change, 100, 403\u2013406<\/a>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.fao.org\/publications\/sofa\/2016\/en\/\">FAO (2016) Climate change, agriculture and food security. Food and Agriculture Organization of the United Nations<\/a>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/2014GL060457\/full\">Frank et al (2014) New constraints on atmospheric CO2 for the Phanerozoic. Geophysical Research Letters, 41, 4685-4694<\/a>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/store\/10.1111\/j.1469-8137.2010.03441.x\/asset\/j.1469-8137.2010.03441.x.pdf?v=1&amp;t=izvkcvf2&amp;s=ec0ec0549a2e5d62f5789976df1989eb66ac226b\">Gerhart e Ward (2010) Plant responses to low [CO2] of the past. New Phytol. 188, 674-95<\/a>.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/pdf\/assessment-report\/ar5\/wg1\/WG1AR5_Chapter02_FINAL.pdf\">Hartmann et al. (2013) Observations: Atmosphere and Surface. In: Climate Change 2013: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, Cambridge University Press<\/a>.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/environment\/climate-consensus-97-per-cent\/2016\/feb\/08\/no-climate-conspiracy-noaa-temperature-adjustments-bring-data-closer-to-pristine\">Hausfather (2016) cit. in Nucitelli (2016) No climate conspiracy: NOAA temperature adjustments bring data closer to pristine. Then Guardian, 8 febbraio.<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/advances.sciencemag.org\/content\/3\/1\/e1601207\">Hausfather et al. (2017) Assessing recent warming using instrumentally homogeneous sea surface temperature records, Science Advances, 3, 1-13<\/a>.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/pdf\/assessment-report\/ar4\/wg1\/ar4-wg1-spm.pdf\">IPCC (2007) Summary for policymakers. Climate Change 2007: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change. Cambridge University Press<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.climatechange2013.org\/\">IPCC (2013) Summary for Policymakers. Climate Change 2013: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change. Cambridge University Press.<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.climatecommunication.org\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/temptrends.pdf\">Karl et al. (2006) A Report by the Climate Change Science Program and the Subcommittee on Global Change Research, Washington, DC.\u00a0 \u201cTemperature Trends in the Lower Atmosphere: Steps for Understanding and Reconciling Differences. Karl T.R, Susan J. Hassol, Christopher D. Miller, and William L. Murray, editors.<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/348\/6242\/1469\">Karl et al. 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(2004) Rice yields decline with higher night temperature from global warming. PNAS, 101, 9971\u20139975.<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/journals.ametsoc.org\/doi\/abs\/10.1175\/JCLI-D-13-00767.1\">Po-Chedley et al. (2015) Removing Diurnal Cycle Contamination in Satellite-Derived Tropospheric Temperatures: Understanding Tropical Tropospheric Trend Discrepancies. Journal of Climate, 30<\/a>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/joc.1756\/abstract\">Santer et al. (2008) Consistency of modelled and observed temperature trends in the tropical troposphere. International Journal of Climatology, 28, 1702-1722.<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.pnas.org\/content\/104\/50\/19703.full\">Schmidhuber J, Tubiello FN (2007) Global food security under climate change. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 104, 19703\u201319708.<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.giss.nasa.gov\/research\/news\/20170118\/NOAA-NASA_Global_Analysis-2016-FINAL.pdf\">Schmidt e Arndt (2017) NASA\/NOAA Annual Global Analysis for 2016<\/a>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1002\/2015JD024039\/epdf\">Seidel et al (2016) Stratospheric temperature changes during the satellite era. Journal of Geophyshical Research: Atmosphere. 121, 664\u2013681<\/a>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/310\/5752\/1313\">Siegenthaler et al. (2005) Stable Carbon Cycle\u2013Climate Relationship During the Late Pleistocene. Science, 310, 5752, pp.1313-1317<\/a>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/journals.ametsoc.org\/doi\/abs\/10.1175\/JTECH-D-16-0121.1\">Swanson (2017) A Comparative Analysis of Data Derived from Orbiting MSU\/AMSU Instruments. Journal of Atmospheric and Oceanic Technology. 34.<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/pdf\/assessment-report\/ar4\/wg1\/ar4-wg1-chapter3.pdf\">Trenberth et al. (2007) Observations: Surface and Atmospheric Climate Change. Cap. 3 di \u201cClimate Change 2007: The Physical Science Basis\u201d, IPCC, Appendice 3B<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Postilla<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Confutare quelle bufale ha richiesto circa 50 ore di lavoro, tagli compresi, si poteva fare di pi\u00f9. Per esempio, indicare che la frase di Happer sulle temperature scese rapidamente negli ultimi mesi<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">a gennaio 2017 sono tornate ai livelli del 1998 (e del 2004, 2009, 2013 e 2014)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/pbs.twimg.com\/media\/C6GnshBXEAQ41jq.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00e8 copiata pari dal <em>Fail on Sunday<\/em>. David Rose sosteneva due settimane fa che erano i dati della serie Hadley, ma li aveva <strong><a href=\"https:\/\/twitter.com\/GarethSJones1\/status\/838135160075923457\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">falsificati<\/a>,<\/strong> con la lobby di Big Oil &amp; Coal detta Gentlemen Who Prefer Fantasies, Happer e il Corriere a rimorchio. Quelli veri <a href=\"https:\/\/twitter.com\/micefearboggis\/status\/839107688864833537\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sono usciti <\/a>la settimana scorsa:<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/pbs.twimg.com\/media\/C6GoGIgXMAIPiu0.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Si vede bene, \u00a0spero &#8211; h\/t <strong><a href=\"https:\/\/twitter.com\/GarethSJones1\/status\/838135841180512256\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gareth Jones<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E soprattutto mi \u00e8 spiaciuto che la bufala 10 non fosse divisa in<\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\">10a.\u00a0il fatto che il cambiamento climatico [in realt\u00e0 il riscaldamento globale, ma transit] misurato\u00a0sulla superficie sia maggiore di quello rilevato tramite i satelliti sembra violare alcune leggi fondamentali della fisica<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">perch\u00e9 avevo pronto un debunking conciso:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.realclimate.org\/index.php\/archives\/2016\/09\/can-a-blanket-violate-the-second-law-of-thermodynamics\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ma va?<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.bibnum.education.fr\/sites\/default\/files\/une.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Nota 1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/chaoticpharmacology.files.wordpress.com\/2014\/12\/bullshit-asymmetry-brandolini.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblico anch&#8217;io il debunking delle affermazioni di William Happer, con una postilla a dimostrazione della legge di Brandolini (nota 1 per chi la confonde con la teoria della MdM). Cappello redazionale di Scienzainrete Nell\u2019intervista pubblicata dal supplemento culturale del Corriere della Sera \u201cLa Lettura\u201d del 26 febbraio 2017, intitolata \u201cCredetemi, il clima non \u00e8 surriscaldato\u201d,&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/2017\/03\/07\/la-legge-di-brandolini-2\/\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">La legge di Brandolini, cont.<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[3438,6194,7309],"class_list":["post-31578","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-bufala","tag-il-corriere-della-sera","tag-scienzainrete","tag-william-happer","entry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31578","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31578"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31578\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":44741,"href":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31578\/revisions\/44741"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31578"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31578"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31578"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}