{"id":35759,"date":"2020-06-20T19:01:26","date_gmt":"2020-06-20T17:01:26","guid":{"rendered":"https:\/\/ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it\/?p=35759"},"modified":"2022-04-23T16:16:32","modified_gmt":"2022-04-23T14:16:32","slug":"per-julia-k-steinberger","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/2020\/06\/20\/per-julia-k-steinberger\/","title":{"rendered":"Per Julia K. Steinberger"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Che ne pensi?&#8221; chiede Paolo C. a proposito di &#8220;<a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41467-020-16941-y\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scientists&#8217; warning on affluence<\/a>&#8220;, una Prospettiva\u00a0firmata da <a href=\"https:\/\/www.engineering.unsw.edu.au\/civil-engineering\/staff\/tommy-wiedmann\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Thomas Wiedmann<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.sydney.edu.au\/science\/about\/our-people\/academic-staff\/manfred-lenzen.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Manfred Lenzen<\/a>, <a href=\"https:\/\/twitter.com\/lorenzclimate?lang=it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lorenz Keysser<\/a> e <strong><a href=\"https:\/\/environment.leeds.ac.uk\/see\/staff\/1553\/professor-julia-steinberger\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Julia Steinberger<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/medium.com\/@JKSteinberger\/post-capitalist-reading-in-a-time-of-pandemic-945467e67a9e\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Che domanda<\/a><\/strong>! Julia \u00e8 una mia\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it\/tag\/julia-steinberger\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ma\u00eetresse \u00e0 penser<\/a><\/strong> &#8211; e non solo mia, stando alla diversit\u00e0 dei suoi <strong><a href=\"https:\/\/scholar.google.it\/citations?user=c8Ar3N4AAAAJ&amp;hl=it&amp;oi=ao\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">coautori<\/a><\/strong>.<br \/>Volevo recensire i suoi due paper di marzo<\/p>\n<ul>\n<li><em><a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41560-020-0579-8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Large inequality in international and intranational energy footprints between income groups and across consumption categories<\/a><\/em>, ancora gratis per adesso<\/li>\n<li><em><a href=\"https:\/\/iopscience.iop.org\/article\/10.1088\/1748-9326\/ab7461\">Your money or your life?<\/a><\/em>\u00a0gratis<\/li>\n<\/ul>\n<p>e inserirli nel contesto di quelli precedenti, disparati all&#8217;apparenza e uniti da un&#8217;esigenza di fairness, di giustizia nei rapporti sociali. Ma c&#8217;era la pandemia, &#8220;<a href=\"https:\/\/www.opendemocracy.net\/en\/oureconomy\/pandenomics-story-life-versus-growth\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">a story of life vs growth<\/a>&#8220;, ero sommersa da altre letture.<br \/>Invece in tempi di piani per la ripresa, servirebbe <a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/future\/article\/20200618-climate-change-who-is-to-blame-and-why-does-it-matter\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un&#8217;<\/a><strong><a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/future\/article\/20200618-climate-change-who-is-to-blame-and-why-does-it-matter\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">infodemia<\/a><\/strong> sui <strong><a href=\"https:\/\/thecorrespondent.com\/539\/why-climate-change-is-a-civil-rights-battle\/71356398421-19aef637\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">lavori<\/a><\/strong> di <strong><a href=\"https:\/\/profjuliasteinberger.wordpress.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Julia<\/a><\/strong> e dei suoi <strong><a href=\"https:\/\/medium.com\/insurge-intelligence\/capitalism-is-eroding-safe-operating-space-for-humanity-warn-scientists-6e469132dbba\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">colleghi<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Da circa quindici anni, fa ricerca in ecologia sociale ed economia ecologica, un insieme di molte discipline all&#8217;incrocio tra scienze umane ed esatte, fatto di misure, modelli (meno semplicistici dell&#8217;Integrated Assessment Modelling!), proiezioni, stime di probabilit\u00e0, storia delle idee&#8230; In termini accademici,<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li><em>le interessa quantificare le connessioni attuali e storiche tra uso delle risorse e parametri socio-economici, e identificare percorsi alternativi di sviluppo per guidare la necessaria transizione a una societ\u00e0 a basso tenore di carbonio.\u00a0<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<p>In pratica mostra che certi incentivi socio-economici e culturali rendono <strong><a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0959652614003680\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">inique<\/a><\/strong> le societ\u00e0 attuali e come renderle pi\u00f9 &#8220;<strong><a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41893-018-0021-4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">giuste e sicure<\/a><\/strong>&#8220;, <strong><a href=\"https:\/\/www.mdpi.com\/2071-1050\/11\/7\/2001\/htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sostenibili<\/a><\/strong> e resilienti, in equilibrio tra risorse e consumi &#8220;sufficienti&#8221;, appaganti, non sempre materiali.<br \/>L&#8217;articolo\u00a0uscito ieri su\u00a0<em>Nature Communications<\/em>\u00a0\u00e8 una rassegna della letteratura, un sunto dei temi principali e un programma di ricerca &#8211; i dati mancano sempre! &#8211; stabilito in base a due priorit\u00e0. Politica della ricerca e politica tout court.<br \/>Fra molto altro, contiene<\/p>\n<ul>\n<li>una critica agli Obiettivi dello sviluppo sostenibile, in parte contraddittori e a volte controproducenti, ma sono il frutto di un &#8220;processo deliberativo&#8221;, di un compromesso;<\/li>\n<li>un&#8217;analisi delle forzanti economiche e delle loro retroazioni sulla gerarchia sociale;<\/li>\n<li>un&#8217;organizzazione delle idee &#8220;eterogenee&#8221; (eufemismo) per un sviluppo diverso, espresse da gruppi sociali, gi\u00e0 studiate in letteratura;<\/li>\n<li>un panorama delle idee\/ideologie a confronto con esempi dei provvedimenti gi\u00e0 presi su piccola o grande scala.<\/li>\n<\/ul>\n<p>E&#8217; un saggio da leggere insieme ai paper citati in bibliografia, o almeno gli abstract, altrimenti rischia di sembrare solo ideologico. Provo solo a darne il sapore marxiano &#8211; se a Marx si aggiungono Engels, Flora Tristan e altri critici dell&#8217;economia patriarcale &#8211; traducendone qualche passaggio.<\/p>\n<p>Il titolo sembra un omaggio a <em>The Opulent Society<\/em> (1958) di John Kenneth Galbraith, una critica della cultura dell&#8217;opulenza privata e della miseria pubblica (forse anche la prima critica del PIL?) negli Stati Uniti dopo la II guerra mondiale e insieme un&#8217;idea ottimista della possibilit\u00e0 di renderla meno cruenta, di ridurre quel 22% di popolazione sotto la soglia di povert\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;avvertimento dal quale parte la Prospettiva \u00e8 quello <strong><a href=\"https:\/\/academic.oup.com\/bioscience\/article\/67\/12\/1026\/4605229\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">reiterato<\/a><\/strong>\u00a0di recente dagli scienziati sui limiti del pianeta, la perdita di biodiversit\u00e0, l&#8217;inquinamento, l&#8217;<strong><a href=\"https:\/\/www.climalteranti.it\/2019\/11\/17\/appello-degli-scienziati-del-mondo-sullemergenza-climatica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">emergenza climatica<\/a><\/strong>, le crisi ben note e ignorate perch\u00e9 una minoranza vuol diventare sempre pi\u00f9 opulenta.<br \/>Sono scienziati benintenzionati, per\u00f2 evitano di denunciare il potere del consumismo (&#8220;overconsumption&#8221;), l&#8217;opulenza quale modello economico<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li><em>la soverchiante evidenza\u00a0degli studi di decomposizione \u00e8 che, globalmente, consumi fiorenti hanno ridotto o cancellato i benefici ottenuti con il cambiamento tecnologico che mirava a ridurne l&#8217;impatto ambientale.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<p>(Gli <strong><a href=\"https:\/\/economics.ubc.ca\/files\/2013\/05\/pdf_paper_nicole-fortin-decomposition-methods.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">studi di decomposizione<\/a><\/strong> stanno all&#8217;economia come gli studi di attribuzione alla climatologia.) I consumi e il loro impatto vengono misurati in impronta pro capite perch\u00e9 dipendono dal reddito, ma<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li><em>il 10% della popolazione mondiale con il reddito maggiore \u00e8 responsabile per il 25-43% dell&#8217;impatto ambientale, e il 10% con il reddito pi\u00f9 basso per circa il 3-5%.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<p>Il 10% degli opulenti causa un impatto ambientale crescente proprio dove vive il 10% dei pi\u00f9 poveri.<br \/>Nella dinamica del capitalismo, l&#8217;aumento della produzione di merci e dei consumi \u00e8 necessario allo sviluppo economico nel senso di aumento del prodotto interno lordo. Siccome il capitale investito deve rendere, bisogna estrarre una maggior produttivit\u00e0 dai lavoratori o sostituirli con nuove tecnologie. Per rimanere competitivi sul mercato del lavoro,<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li><em>gli individui sono spinti ad aumentare l&#8217;efficienza di costi e tempo investendo in automobili, elettrodomestici, computer e cellulari, a usare i social media e il commercio on line ecc.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<p>I &#8220;super-opulenti&#8221; continuano a dettare ai lavoratori e alla classe media investimenti e consumi che creano <strong><a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S2214629620300633\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dipendenza<\/a><\/strong>, e trasformano in servizi a pagamento i rapporti sociali, per es. la cura di altri e di s\u00e9, per es. cucinare e mangiare insieme.<\/p>\n<p>Julia e i suoi coautori classificano le soluzioni proposte per disaccoppiare sviluppo e consumismo e per avviare una decrescita o un&#8217;a-crescita o una post-crescita. Le soluzioni &#8220;riformatrici&#8221; contano sullo stato democratico centralizzato e l&#8217;economia di mercato, ma<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li><em>istituzioni socialmente vitali, come lo stato sociale, i mercati del lavoro, la sanit\u00e0, le pensioni e altri, devono essere riformate per diventare indipendenti dalle istituzioni dedite alla crescita del PIL.\u00a0Generalmente, movimenti dal basso sono\u00a0ritenuti cruciali, portano a cambiamenti di valori e culturali verso la sufficienza<\/em> [consumi necessari a una vita dignitosa e soddisfacente].<\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<p>Gli approcci &#8220;radicali&#8221; si dividono in eco-socialisti ed eco-anarchici. Con molte varianti &#8211; e parecchi esempi di &#8220;punti di svolta sociale&#8221; gi\u00e0 avvenuti in Brasile, India e Sudafrica &#8211; definiscono la decrescita come &#8220;una riduzione equa dell&#8217;energia e delle risorse che fluiscono in un&#8217;economia&#8230; una concomitante acquisizione di benessere&#8230; un sistema economico stabile che \u00e8 socialmente giusto e in equilibrio con i limiti ecologici&#8221;.<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li><em>La decrescita non mira a una riduzione del PIL di per s\u00e9, ma la accetta come l&#8217;esito probabile di cambiamenti necessari. Inoltre gli approcci eco-femministi\u00a0sottolineano il ruolo delle relazioni sociali patriarcali e i paralleli tra oppressione delle donne e sfruttamento della natura, mentre gli approcci post-sviluppo insistono sulle visioni molteplici ed eterogenee per ottenere una simile trasformazione socio-ecologica globalmente, in particolare nel Sud globale.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<p>Anche se gli eco-anarchici non assegnano alcun ruolo allo stato, riformisti e radicali hanno molte proposte in comune. Resta da capire se e come i punti di svolta potrebbero cambiare la dinamica del capitalismo, la sua &#8220;materialit\u00e0&#8221;, e limitare gli effetti collaterali del cambiamento.<\/p>\n<p>Il programma di ricerca riguarda il sapere necessario alla comunit\u00e0 accademica <em>in primis<\/em> per rispondere ad alcune domande<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li><em>Si possono formulare e dimostrare visioni ispiratrici di una vita sostenibile in prosperit\u00e0, ma entro i limiti planetari e con una minor opulenza materiale?\u00a0 Come motivare e sostenere nel tempo cambiamenti fondamentali nello stile di vita della parte opulente della popolazione umana?\u00a0<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<p>Serve ricerca sui comportamenti individuali e collettivi virtuosi; sugli interventi statali efficaci; su come comunicarli e renderli condivisibili,<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li><em>ed \u00e8 cruciale chiedere &#8220;Da chi parte un cambiamento deliberato, radicale, nell&#8217;interesse collettivo?&#8221;<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<p>Una seconda serie di ricerche riguarda la governance della transizione a un&#8217;economia a basso tenore di carbonio e quali ne sono gli strumenti indispensabili e realizzabili. Per cominciare bisogna<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li><em>sostituire il PIL come misura della prosperit\u00e0 con una moltitudine di indici alternativi ed essere agnostici nei confronti della crescita.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<p>Il resto \u00e8 la missione di Action Aid, di molte altre Ong e di tutti quelli che sostengono il<strong> <a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/science-environment-53100800\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">movimento dei ragazzi<\/a>\u00a0<\/strong>per la giustizia climatica, sociale e ambientale:<\/p>\n<blockquote>\n<ul>\n<li>empowerment (trad. it.?) della cittadinanza perch\u00e9 partecipi ai processi democratici;<\/li>\n<li>rafforzare &#8220;l&#8217;uguaglianza e la ridistribuzione dell&#8217;opulenza con la fiscalit\u00e0, la garanzia di un reddito di base e di un lavoro, un&#8217;espansione dei servizi pubblici (per es. come parte di un Green New Deal)&#8221;<\/li>\n<li>una trasformazione dei sistemi economici con modelli nuovi che incoraggino le economie di condivisione, basate sulla cooperazione invece della competizione<\/li>\n<li>e finalmente adattare alla sufficienza locale e alle iniziative della societ\u00e0 civile l&#8217;acquisizione di capacit\u00e0, il trasferimento di sapere e l&#8217;educazione &#8211; media e pubblicit\u00e0 incluse.<\/li>\n<\/ul>\n<\/blockquote>\n<p>Niente da ridire&#8230;<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/environment.leeds.ac.uk\/faculty\/news\/article\/5335\/scientists-warning-on-affluence\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Com. stampa<\/a><\/strong> dell&#8217;universit\u00e0 di Leeds.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>O&#8217;s digest di <em>Science<\/em> e <em>The Economist<\/em> rimandati.\u00a0Un grazie ad <strong><a href=\"http:\/\/www.mpe.mpg.de\/7461761\/news20200619?c=450698\">Andrea Merloni<\/a><\/strong>, Mara Salvato. Davide Mella e colleghi per il &#8220;press kit&#8221; con le immagini del cielo visibile nei raggi X.<\/p>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Che ne pensi?&#8221; chiede Paolo C. a proposito di &#8220;Scientists&#8217; warning on affluence&#8220;, una Prospettiva\u00a0firmata da Thomas Wiedmann, Manfred Lenzen, Lorenz Keysser e Julia Steinberger. Che domanda! Julia \u00e8 una mia\u00a0ma\u00eetresse \u00e0 penser &#8211; e non solo mia, stando alla diversit\u00e0 dei suoi coautori.Volevo recensire i suoi due paper di marzo Large inequality in international&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/2020\/06\/20\/per-julia-k-steinberger\/\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Per Julia K. 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