{"id":474,"date":"2007-08-31T11:55:23","date_gmt":"2007-08-31T09:55:23","guid":{"rendered":"http:\/\/ocasapiens.blog.dweb.repubblica.it\/2007\/08\/31\/tempi-incerti-per-il-neandertal\/"},"modified":"2021-08-03T18:55:17","modified_gmt":"2021-08-03T16:55:17","slug":"tempi-incerti-per-il-neandertal","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/2007\/08\/31\/tempi-incerti-per-il-neandertal\/","title":{"rendered":"Tempi incerti per il Neandertal"},"content":{"rendered":"<p>Tipico. Alla fine dell&#8217;anno scorso il gruppo di P\u00e4\u00e4bo al Max Planck pubblicava, su <em>Nature<\/em>, il sequenziamento di un milione di basi di DNA ricavato da ossa fossili di Neandertal, e il gruppo di Rubin del Joint Genome Institute in California, su <em>Science<\/em>,\u00a0quello di\u00a065 000 basi provenienti dalla stessa fonte.<\/p>\n<p>Secondo il metodo americano, la divergenza\u00a0dagli altri Homo\u00a0risaliva a 700 mila\u00a0anni fa e non c&#8217;eravamo incrociati, secondo quello tedesco a\u00a0550 mila e in seguito\u00a0qualche incrocio tra le rispettive discendenze\u00a0poteva esserci\u00a0stato.<\/p>\n<p>Qualcosa non andava, il che non impediva agli esperti di pronunciarsi sulle differenze genetiche che ci distinguevano per intelligenza e facolt\u00e0 varie.<\/p>\n<p>In un articolo anticipato su <em>PLoS Genetics,<\/em> Jeff Wall e Sung Kim dell&#8217;universit\u00e0 della California a San Francisco rivedono\u00a0i dati ottenuti\u00a0in Germania e in USA.\u00a0Notano che i frammenti di DNA lunghi\u00a0&#8211;\u00a0molto pi\u00f9\u00a0numerosi nelle sequenze tedesche &#8211; sono anche\u00a0i pi\u00f9 simili ai nostri.<\/p>\n<p>Dalla loro rianalisi, salta fuori una discrepanza ancora pi\u00f9 strana:\u00a0calcolata sui\u00a0risultati americani, la\u00a0divergenza tra noi europei moderni\u00a0e i Neandertal\u00a0avviene 350 mila anni fa. Su\u00a0quelli tedeschi\u00a035 mila anni fa, il che\u00a0\u00e8 incompatibile con\u00a0le datazioni dei fossili.\u00a0Wall e Kim sospettano\u00a0quindi\u00a0che\u00a0il Dna sequenziato\u00a0al Max\u00a0Planck\u00a0sarebbe stato contaminato con DNA di\u00a0europei moderni.<\/p>\n<p>Coincidenza: sui <em>Proceedings of the National Academy of Science<\/em> di marted\u00ec l&#8217;altro, P\u00e4\u00e4bo spiegava quali precauzioni aveva preso, dopo la pubblicazione della prima tranche di genoma, per evitare le contaminazioni. Ma nell&#8217;agosto 2006 l&#8217;avevo intervistato al convegno dell&#8217;associazione italiana di biologia evoluzionistica che si teneva a Firenze e diceva gi\u00e0 di aver fatto tutto il possibile.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/genetics.plosjournals.org\/perlserv\/?request=get-document&amp;doi=10.1371%2Fjournal.pgen.0030175.eor\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L&#8217;articolo di Wall e Kim<\/a> magari\u00a0interessa anche chi studia comunicazione della scienza, per\u00a0vedere le\u00a0differenze tra l&#8217;attuale versione &#8220;grezza&#8221; &#8211; gi\u00e0 peer-reviewed, of course &#8211; e quella definitiva, limata e\u00a0ben impaginata dai redattori. E magari come mai gli autori delle due ricerche non si siano parlati\u00a0prima di pubblicarla. Eppure l&#8217;anno scorso s&#8217;erano visti\u00a0pi\u00f9 volte.\u00a0Dai miei calcoli, almeno a cinque diverse conferenze organizzate per il 150mo anniversario\u00a0del ritrovamento del primo Neandertal&#8230;<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 anche un articolo di Elizabeth Pennisi su <em>Science<\/em> di oggi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tipico. Alla fine dell&#8217;anno scorso il gruppo di P\u00e4\u00e4bo al Max Planck pubblicava, su Nature, il sequenziamento di un milione di basi di DNA ricavato da ossa fossili di Neandertal, e il gruppo di Rubin del Joint Genome Institute in California, su Science,\u00a0quello di\u00a065 000 basi provenienti dalla stessa fonte. 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