{"id":9102,"date":"2011-10-06T16:04:43","date_gmt":"2011-10-06T14:04:43","guid":{"rendered":"https:\/\/ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it\/?p=9102"},"modified":"2021-09-08T23:43:32","modified_gmt":"2021-09-08T21:43:32","slug":"non-chiamatela-clonazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivio.ocasapiens.org\/index.php\/2011\/10\/06\/non-chiamatela-clonazione\/","title":{"rendered":"Non chiamatela &quot;clonazione&quot;"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.peepoople.com\/image\/leftimages\/peepoo-030.jpg\" alt=\"\" \/><br \/>\nMolta roba interessante su<em> Nature<\/em>, O&#8217;s digest.<\/p>\n<p>La clonazione &#8220;terapeutica&#8221; dovrebbe fornire cellule uguali a quelle adulte, ma sane, di un paziente malato. Si faceva cos\u00ec: in un ovulo si toglieva il nucleo con i suoi geni e si sostituiva con quello dai geni eventualmente &#8220;corretti&#8221; di una cellula adulta e si aspettava che l&#8217;ovulo cos\u00ec fecondato producesse staminali capaci di produrre quelle del tessuto da cui proveniva l&#8217;adulta. Staminali da trapiantare dove servivano o dalle quali far crescere un tessuto e magari un organo intero. Il tutto identico a quello originale (ma sano) e senza problemi di rigetto.<\/p>\n<p>Si tentava dal 2001, ma l&#8217;ovulo non voleva saperne; arrivato a 6-12 cellule smetteva di farne altre. <a href=\"http:\/\/www.nature.com\/nature\/journal\/v478\/n7367\/full\/nature10397.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scott Noggle, Dieter Egli<\/a> e altri 14 ricercatori dello Stem Cell Foundation Laboratory, New York, ci hanno provato lo stesso, sostituendo il nucleo di 200 oociti con quello preso dalle cellule epiteliali di un uomo diabetico e di uno sano. Niente da fare. Con altri 63 hanno cambiato metodo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.nature.com\/nature\/journal\/v478\/n7367\/full\/478005a.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Hanno aggiunto<\/a> il nucleo &#8220;donato&#8221; senza togliere l&#8217;altro, e l&#8217;ovulo cos\u00ec &#8220;fecondato&#8221; si \u00e8 sviluppato fino allo stadio di blastocisti con un centinaio di cellule staminali embrionali. Si \u00e8 comportato come un embrione, insomma, ma da triploide (con 23 cromosomi suoi pi\u00f9 i 46 trasferiti), era difficile che andasse oltre. Dalle staminali &#8220;embrionali&#8221;, Noggle et al. hanno poi derivato delle staminali pluripotenti, tutte triploidi (89 cromosomi) e quindi inutilizzabili a scopo terapeutico.<\/p>\n<p>Detto cos\u00ec, sembra un altro fallimento. Invece gli esperimenti suscitano domande nuove, e gli autori ne stanno <a href=\"http:\/\/www.nature.com\/news\/2011\/111005\/full\/news.2011.578.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">gi\u00e0 facendo altri<\/a> per risponderci. Pensano che nel nucleo dell&#8217;oocita ci sia qualcosa di necessario per riprogrammare il genoma della cellula adulta, bisogna capire che cosa, come imitarla, trovare il modo di fare a meno dei 23 cromosomi in pi\u00f9 della cellula madre e di creare lo stesso delle blastocisti incapaci di svilupparsi oltre il 14mo giorno, cio\u00e8 in un embrione, per non suscitare obiezioni morali.<\/p>\n<p>Non siamo pi\u00f9 nel 2004, spiega l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.nature.com\/nature\/journal\/v478\/n7367\/full\/478005a.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">editoriale<\/a>, niente annuncio clamoroso e nel paper non c&#8217;\u00e8 la parola &#8220;clonazione&#8221; anche se nella prima serie di esperimenti la tecnica \u00e8 proprio quella usata per la pecora Dolly. Inoltre i ricercatori hanno seguito ogni regola etica per procurarsi 270 oociti &#8211; in alcuni stati americani si possono vendere, a New York la tariffa \u00e8 di 8.000 dollari per &#8220;ciclo&#8221; (circa 16 oociti). Nel 2004 \u00a0<a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Hwang_Woo-suk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Woo Suk Hwang<\/a> ne aveva raccolti pi\u00f9 di 2000 illegalmente, a volte ricattando le giovani ricercatrici del proprio lab. Alla fine non era riuscito a clonare niente, cos\u00ec aveva falsificato i dati.<\/p>\n<p><strong>A proposito di frode<\/strong><br \/>\nC&#8217;\u00e8 un articolo di<a href=\"http:\/\/www.nature.com\/news\/2011\/111005\/full\/478026a.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Richard van Noorden<\/a> sul recente <a href=\"http:\/\/www.nature.com\/news\/2011\/111005\/full\/478026a\/box\/2.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">boom<\/a> di ritrattazioni. E a proposito di qualit\u00e0 della peer-review, ce n&#8217;\u00e8 uno di <a href=\"http:\/\/www.nature.com\/news\/2011\/111005\/full\/478020a.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Declan Butler<\/a> sulla Faculty of 1000 che classifica gli articoli scientifici in funzione del punteggio attribuito a ciascuno dai suoi membri, circa 10 mila professori di biologia e medicina ma partecipano in pochi, e usa questo punteggio per <a href=\"http:\/\/f1000.com\/rankings\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">classificare anche le riviste<\/a>:<\/p>\n<blockquote><p>In cima, i soliti sospetti. Nel 2010, <span style=\"font-style: italic;\">Nature <\/span>\u00e8 in testa per la biologia e il\u00a0<span style=\"font-style: italic;\">New England Journal of Medicine <\/span>per la medicina. Ma se si scende nell&#8217;elenco, la valutazione della Faculty of 1000 diverge da quella per fattore d&#8217;impatto. &#8220;Siamo consapevoli che la correlazione con i fattori d&#8217;impatto non \u00e8 esatta,&#8221; dice Richard Grant. I <span style=\"font-style: italic;\">Proceedings of the National Academy of Sciences <\/span>(<span style=\"font-style: italic;\">PNAS<\/span>) &#8220;occupano un buon posto nella nostra classifica perch\u00e9 pubblicano un sacco di papers che sono ovviamente preziosi per la comunit\u00e0&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n<p>Per quella della Faculty of 1000 senz&#8217;altro, ma pubblicano anche fufa come si vede dalle ritrattazioni.<br \/>\n.<br \/>\n<strong>Cicli e bisogni elementari<\/strong><br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 uno ciclo elementare che sia a posto, siamo proprio nell&#8217;Antropocene. La rassegna deprimente di <a href=\"http:\/\/www.nature.com\/nature\/journal\/v478\/n7367\/full\/478029a.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">James Elsner e Elena Bennett<\/a> comincia cos\u00ec:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\">Per soddisfare la richiesta di energia, l&#8217;umanit\u00e0 ha spostato masse di carbonio dal sottosuolo all&#8217;atmosfera, mettendo nei guai il clima. Per soddisfare la nostra \u00a0domanda di cibo, abbiamo spostato enormi quantit\u00e0 di azoto dall&#8217;atmosfera ai campi, ai fiumi e alle foreste, devastando ecosistemi. \u00a0Per far crescere le nostre colture, abbiamo interferito con le riserve terrestri di un terzo elemento, il fosforo, di cui la stampa parla molto meno e che ci pone l&#8217;eccezionale problema di averne insieme troppo e troppo poco.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\">Il flusso del fosforo \u00e8 quadruplicato durante il secolo scorso, ormai \u00e8 quasi a senso unico:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\">dalle rocce alle fattorie, ai laghi e agli oceani, con vistosi danni agli ecosistemi d&#8217;acqua dolce e costieri. Globalmente, le &#8220;zone morte&#8221; povere di ossigeno lungo le coste del mare producono un&#8217;espansione continua di fioriture d&#8217;alghe&#8230;<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\">La soluzione \u00e8 la solita: riciclare, riusare, ridurre. Anche gli autori sono per il riciclaggio spinto:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\">Latrine e gabinetti che separano l&#8217;urina possono contribuire sia a catturare nutrienti da restituire al suolo che a migliorare la situazione sanitaria nel terzo mondo. Gi\u00e0 usata in Europa, la toilette NoMix cattura l&#8217;urina davanti e le feci dietro, e la prima viene riciclata su scala del condominio, del quartiere o della citt\u00e0. Analoghe latrine sono ora installate a Durban, con un finanziamento della fondazione \u00a0Bill &amp; Melinda Gates.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\">Questa \u00e8 da Nobel:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\">Altra soluzione low-cost: il Peepoo, un sacchetto monouso, self-sanitizing (<em>contiene urea in polvere, ndt<\/em>) e biodegradabile che raccoglie escrementi umani e pu\u00f2 venir usato, e anche venduto, come fertilizzante da due a quattro settimane dopo. Per i pi\u00f9 poveri dei poveri, potrebbe essere una rivoluzione trasformare i propri &#8220;rifiuti&#8221; in una fonte di reddito.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\">Come in Cina fino al secolo scorso.\u00a0Circa 1 grammo di fosforo al giorno per 7 miliardi di persone fanno un bel po&#8217; di tonnellate rinnovabili. Con il resto si fa biocarburante, come a Oslo. Con il tutto si tiene l&#8217;ambiente pulito e si aumentano i posti di lavoro.<\/p>\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\"><strong>Il <\/strong><a href=\"http:\/\/www.peepoople.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Peepoo<\/strong><\/a>: infilato nella met\u00e0 inferiore di una bottiglia in Pet o meglio in un piccolo secchio, ha sostituito &#8211; solo temporaneamente &#8211; le flying toilets a Kibera (Kenya), a Mymensingh (Bangladesh), a Haiti dopo il terremoto&#8230;<\/p>\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\">\n<p style=\"padding: 0px; margin: 0px 0px 20px 0px;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molta roba interessante su Nature, O&#8217;s digest. La clonazione &#8220;terapeutica&#8221; dovrebbe fornire cellule uguali a quelle adulte, ma sane, di un paziente malato. 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