Niente censura cosmica per i buchi nudi

Scusate il titolo, colpa della discussione su Miss Italia appena sentita a Radio Popolare. Marcus Werner, uno studente in fisica matematica all’univ. di Cambridge, e Arlie Petters, prof di matematica a Duke, scrivono sulla Physical Review D che i buchi neri di Kerr (quelli rotanti) magari neri non sono.

Stando alla congettura della censura cosmica – dixit Einstein nella relatività generale – per esistere in natura e non solo in matematica, una singolarità – tipo una stella massiccia che collassa in un buco nero – deve nascondersi oltre “l’orizzonte degli eventi”. Non ne esce alcuna luce, quindi non si vede: si deduce dal micidiale risucchio gravitazionale con cui aspira e trangugia la materia circostante.

Invece i due hanno calcolato come i buchi di Kerr potrebbero amplificare la luce proveniente da stelle e altre fonti luminose retrostanti. Cioè produrre un effetto, ormai abbastanza facile da misurare, da lente gravitazionale.

Se i buchi son nudi, per la relatività generale è una botta  (ma quella lente l’aveva prevista Einstein). Quasi quasi – dice Petters – preferirei che fossero tutti “coperti”.  A Werner , sapete come sono i ragazzi, piacerebbe moltissimo trovarne uno scoperto…
Sunto.