Ogm à l’ancienne


Dalla metà degli anni ’90, si sono accumulati i brevetti per la “mutagenesi guidata”, per cambiare l’espressione di singolo gene trasferendoci dentro un pezzo di Dna, o un frammento di Rna-interferenza (siRna), preso dallo stesso organismo. Nei lab, si usa spesso questo kit dell’Agilent, magari per potenziare la produzione di una sostanza utile in un batterio.

Filter mi manda la notizia che insieme alla Cibus – che aveva brevettato una sua tecnica nel 1995 – la Basf ha ottenuto una colza resistente al suo erbicida Clearfield. Non a caso la tecnica si chiama Rapid Trait Development System: c’è voluto poco più di un anno.

Ogm sì, transgenico no
Quella colza è il primo auto-ogm, quindi è immune, oltre che al Clearfield, alle “resistenze del mercato e alle regolamentazioni che gravano su prodotti ingegnerizzati con l’introduzione di materiale genetico estraneo”, dice sincero il sito della Cibus.
Giusto.

Ha un genoma tutto suo, cambiato rispetto a prima così com’è cambiato quello di tutte le piante coltivate. E si arrivava allo stesso risultato per mutazione classica: seminando la colza, spruzzandola con l’erbicida, riseminando i semi delle piante che si salvavano. Solo che ci si metteva decine di generazioni.

E il sorgo?
Non me l’aspettavo. Sei mesi prima dell’accordo con Basf, Cibus ne aveva siglato uno con la fondazione dei Sorghum Producers statunitensi e la multinazionale giapponese Sumitomo per creare (e brevettare prima dei cinesi, sospetto) un sorgo resistente al Valor, un erbicida della Valent, filiale di Sumitomo. E ancora non se ne sa niente.

Bel colpo, ma
E un riso mais grano cassava fagiolo… una pianta che riesca a crescere anche in terre esauste, salate, aride, inquinate… no, nè?