Hokum e bogus


Editoriale dell’Economist:

Virtualmente la medicina alternativa è tutta hokum (fandonia, ndr), ma l’effetto placebo è piuttosto interessante.

Il titolo riassume le Philosophical Transactions B della Royal Society, sul placebo, aperte da un articolo di Antonella Pollo, Elisa Carlino e Fabrizio Benedetti, quest’ultimo l’autorità in materia (e sul nocebo, e sull’etica degli esperimenti clinici con placebo e nocebo).

Salvo per classici dell’erboristeria,  i cui ingredienti attivi sono noti e usati in medicina, i rimedi alternativi non hanno alcuna efficacia, al contrario di quella sul portafoglio del paziente di una visita dal terapeuta alternativo. Come parecchie riviste scientifiche, l’Economist trova che sia “un peccato” il prepensionamento di Edzard Ernst,

il primo professore di medicina alternativa (cioè un vero professore di scienza) e l’uomo che ha dimostrato che il 95% dell’industria era hokum. Ancora più peccato, verranno probabilmente tagliati i finanziamenti del suo dipartimento, all’università di Exeter.

All’inizio il prof. Ernst pensava che l’industria non fosse hokum e questa invitava i suoi praticanti a collaborare con lui nei trial clinici. Con l’accumularsi dei risultati negativi, gli hanno fatto la guerra aiutati dal Principe Carlo, dalla sua Fondazione hokum, da certe università private che smerciano corsi bogus. Così l’università non ha trovato fondi per il dipartimento, il prof. Ernst va pensione ma avrà un contrattino a metà tempo per terminare i lavori in corso e se ci riesce  a trovare soldi e un successore.

Il messaggio da trasmettere, infatti, è che la medicina alternativa è un colossale spreco di denaro. Globalmente si stima che l’industria vale circa 60 miliardi all’anno. Un bella spesa, per dei placebo. In tutto il mondo, gli enti che controllano la pubblicità dovrebbero reprimerne le asserzioni bogus a partire dall’idea che una “medicina alternativa” esiste. Se funziona, è medicina e va regolamentata come tale.

Data la legge inglese, hokum e bogus possono portare in tribunale. Forse l’Economist spera che l’intera industria gli intenti un processo per diffamazione, tanto per deriderla ancora un po’?

Come i papers sulle Phil. Trans., dice che l’effetto placebo del bogus è innegabile e va studiato oltre. La sua popolarità, conclude, riflette l’impopolarità di una medicina pubblica industrializzata, con visite che durano in media 8 minuti e consultazioni al telefono ancora più brevi. I medici del Servizio sanitario nazionale dovrebbero pertanto imparare da quelli che raccontano hokum e nelle proprie pratiche private dedicano più tempo ad ascoltare il paziente.

Già. Eppure da anni l’Economist preconizza una riforma della sanità pubblica che ne aumenti la “produttività”, introduca più “competizione” e la trasformi in una catena di supermercati in concorrenza con quelli privati, e nei quali far transitare un massimo di “clienti” al dì.