
Era la fanzine diretta da Antonio Caronia, una delle sue mille attività, come le trasmissioni a radio pop sulla fantascienza, la realtà virtuale, l’intelligenza artificiale, i linguaggi di programmazione; le lezioni di matematica alla conduttrice del Ciclotrone che se le dimenticava durante le vacanze, le discussioni sulla IV Internazionale pablista,
Antonio, ma dai! i situazionisti, Debord sì però, Vanegeim sì e senza ma René Viénet e l’arte del détournement…
Vedo che lo si ricorda per il genere cyberpunk, certo, con chi altro discutere di Burning Chrome come sogno maschile o se la Molly di Neuromancer era ispirata a quella di Ulysses? Ma per un trotzko-pablista, Antonio amava davvero la cultura popolare. Tollerava che avessi letto pochi libri di Philip Dick fino in fondo, promuoveva l’anarchia femminista di Ursula Le Guin – il titolo della fanzine era preso da lei, il racconto Omelas era una favola morale o moralista? Il Re è incinto sul pianeta Gethen era una critica radicale delle sexual politics?
Penso come lui che si “comunica la scienza” con la cultura che si ha a disposizione, pregiudizi compresi, basta dirli e parliamone. Che non tutta la scienza è comunicabile e non importa, il salto quantistico e il buco nero fanno parte anch’essi della cultura popolare nel senso di linguaggio comune, stimolano le associazioni con il resto delle idee, che saranno immateriali ma come il linguaggio hanno effetti sul mondo e sul futuro.
Anarco-pablista, situ sur les bords, sempre qualche idea o lettura entusiasmante da condividere, onnivoro, allegro, pessimista, da intellettuale in un’avanguardia un po’ tardo-romantica, da neuromancer insomma.
beh posso solo dire che il romanzo che ha ispirato lui, quello di UKLG è magnifico e ha ispirato anche me, ciao antonio, dovunque tu sia
@claudio
magnifico sì, come La mano sinistra delle tenebre (Gethen).
…e appassionato cultore e traduttore di Ballard. Come dimenticare le sue splendide analisi e critiche? E il libro del collettivo UAU, anni fa, ebbi la fortuna di trovarlo nel circuito dell’usato e di divorarmelo in una notte d’insonnia. Lo custodisco ancora oggi gelosamente nella mia mini-biblioteca di SF. Contribuì assai alla mia seconda immersione nella SF, quella che fra gli altri mi portò alla bravissima Ursula: la mano sinistra è il mio preferito, insieme al mondo della foresta, ad alcune short novels della Compass Rose unitamente e ovviamente all’ambigua utopia.
Ciao Antonio.
tutti romanzi che avevo letto ma non ricordavo che il traduttore fosse lui