W la guerra (intestina)

Ricevo dalla Rete 29 aprile – Ricercatori per un’Università pubblica, libera, aperta – e volentieri pubblico con un paio di ridondanze tagliate via:

 A margine delle dichiarazioni attribuite al Magnifico Rettore della Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Luigi Frati, e pubblicate sul Messaggero, la Rete 29 aprile ritiene inaccettabile e fuorviante individuare in alcuni ricercatori “fannulloni” all’interno dell’Università  (e della Sapienza in particolare) la responsabilità e la causa dei recenti disegni di legge e provvedimenti governativi volti allo smantellamento dell’Università pubblica. Si spera che si tratti di un fraintendimento… In caso contrario, darebbe bene il senso del profondo imbarazzo in cui i vertici dell’università sono caduti, messi a confronto tra la consuetudine di utilizzare i ricercatori come un’utile forza lavoro per dilatare corsi di laurea e insegnamenti e la lettera della legge che prevede per i ricercatori solo attività di didattica integrativa dei corsi principali.
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In particolare, i Rettori dovrebbero sapere che:
– i ricercatori vogliono che la loro attività di ricerca venga valutata e hanno posto questo punto tra quelli qualificanti del loro pacchetto di proposte (saremmo lieti di esporle ai vertici della CRUI come abbiamo più volte richiesto);
– non è colpa dei ricercatori se una nuova procedura di valutazione, dopo lunga e tormentata gestazione, ha preso il via solo da quest’anno e non è prevedibile quando darà i primi risultati. A quel punto invitiamo i Rettori a fare i nomi dei ricercatori, nonché dei professori associati e ordinari che staranno fuori dai parametri ministeriali riconosciuti, evitando discorsi insultanti per migliaia di professionisti seri, preparati e coscienziosi e per le strutture nelle quali essi lavorano.

Infine, speriamo che il Rettore Frati e i suoi magnifici colleghi siano così equanimi da riconoscere come vi siano migliaia di professori ordinari e associati che pubblicano proporzionalmente meno di un giovane ricercatore, e in alcuni casi risultano improduttivi da anni. Se proprio vogliamo scendere sul piano della guerra intestina, i ricercatori non hanno alcuna remora a porre sul piatto la loro produzione e la loro passione, confrontandola con quelle di chi sta al vertice.
Non abbiamo problemi a riconoscere il magistero morale di cui parla il prof. Frati per criticare i ricercatori a suo dire improduttivi, ma occorre evitare vuote generalizzazioni che servono solo a prestare il fianco a provvedimenti liquidatori dell’intera Università pubblica.

A sentire il campione nazionale di nepotismo parlare di “magistero morale”, io dei problemi ce li ho.