Bavagli

Negli Stati Uniti, i repubblicani antiscienza sono riusciti a bloccare i grants della National Science Foundation per le ricerche in scienze sociali che non “promuovono la sicurezza nazionale o gli interessi economici degli Stati Uniti”.

La proposta di legge, nota come High Quality Research Act, vieterebbe di finanziare ricerche in economia sanitaria (non sia mai che altri dati giustifichino la riforma “Obamacare”…) o sugli aspetti comportamentali di certe patologie, dall’obesità alle lesioni cerebrali di soldati e sportivi…
No surprise in un paese dove una legge vieta ogni ricerca pubblica sulle conseguenze della libera vendita di armi private.

Paul Boyle, di Science Europe e dell’ERSC britannico, spiega bene perché non spetta ai politici valutare la qualità della ricerca, e conclude

The United States has benefited enormously from social science research in the past. Politicians would be wise to acknowledge this and refrain from a self-defeating critique of the world’s leading social science community.

Aggiungerei solo che i politici fanno quanto richiesto dalle industrie che ne hanno pagato l’elezione. Due esempi:
– i “cohort studies” sulle patologie cardiache derivanti o acuite dall’inquinamento urbano, di nuovo sotto attacco per conto delle aziende contrarie ai limiti delle emissioni di particolati e gas nocivi;

– le polemiche dell’industria chimica riguardanti le ricerche sulle patologie neuro-degenerative dovute a pesticidi a base di neurotossine, rif. lo speciale di Science a metà agosto, in particolare la rassegna piuttosto allarmante di Freya Kamel.
Non dico che sono studi perfetti, ovviamente, ma sono serviti da modello, adattati, migliorati e confermati nel resto del mondo.

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Death of Evidence II
In Canada, ieri come un anno fa, i ricercatori del movimento Evidence for Democracy hanno protestato contro la censura imposta loro dal governo Harper. Hanno anche chiesto la fine dei tagli a ricerche ambientali, ma lo fanno tutti.

Sotto l’apparente assurdità, i temi tabù rivelano gli interessi economici che prevalgono su quelli collettivi:

a growing list of research topics including: snowflakes, the ozone layer, salmon, and previously published work about a 13,000-year-old flood.

Fiocchi di neve studiati insieme ai colleghi della NASA che sono – ancora? – liberi di parlarne con chi vogliono. E il silenzio stampa imposto sui salmoni non ha impedito alla collettività di usarli per convincere Anglo American a chiudere il Pebble Mine Project.

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Science lite
Il nuovo governo australiano usa metodi più diretti. Ha eliminato il ministero per la ricerca istituito nel 1931 e deciderà da solo quali studi saranno finanziati dall’Australian Research Council. Nessuno sul clima:

In 2009, Abbott dismissed climate change as “absolute crap,” and today reiterated his campaign pledge to scrap the carbon tax established by the outgoing Labor government. Abbott’s alternative is a fund, capped at AUD $3.2 billion, that would fund carbon sequestration and reimburse businesses for the direct costs of reducing emissions.

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OT – Camillo ripubblica un commento illuminante di Gherardo Gentzen.

8 commenti

  1. E’ evidente che siamo in presenza di un cambio strutturale del paradigma con cui si finanzia la ricerca.
    Le vecchie agenzie di finanziamento, autonome e formate da scienziati, spariranno per far posto al “nuovo” che avanza.
    Si tornera’ in breve al medioevo.

  2. @Barney
    che collana di perle, per es.
    L’INFN, come l’Agenzia Spaziale Italiana, come e quando vorrà (come del resto ha già fatto) potrà ad esempio prendere impegni (anche molto onerosi) per la ricerca congiunta con stati esteri senza passare attraverso le giuste validazioni del governo italiano, ma stiamo scherzando?

  3. @Oca
    Berckley 1964 tutti comincia da li ?
    Mario Savio Free Speech Movement Speaking on the steps of Sproul Hall, on December 2, 1964 [1]:
    We were told the following: If President Kerr actually tried to get something more liberal out of the regents in his telephone conversation, why didn’t he make some public statement to that effect? And the answer we received, from a well-meaning liberal, was the following: He said, ‘Would you ever imagine the manager of a firm making a statement publicly in opposition to his board of directors?’ That’s the answer! Well, I ask you to consider: If this is a firm, and if the board of regents are the board of directors; and if President Kerr in fact is the manager; then I’ll tell you something. The faculty are a bunch of employees, and we’re the raw material! But we’re a bunch of raw materials that don’t mean to be—have any process upon us. Don’t mean to be made into any product. Don’t mean… Don’t mean to end up being bought by some clients of the University, be they the government, be they industry, be they organized labor, be they anyone!
    We’re human beings!
    There’s a time when the operation of the machine becomes so odious, makes you so sick at heart, that you can’t take part! You can’t even passively take part! And you’ve got to put your bodies upon the gears and upon the wheels…upon the levers, upon all the apparatus, and you’ve got to make it stop! And you’ve got to indicate to the people who run it, to the people who own it, that unless you’re free, the machine will be prevented from working at all!
    In opposizione all’idea di Multiversity elaborata dal decano Clark Kerr [2].
    Una breve analisi critica in [3]
    The problems I address are not new. Writing in 1963, Clark Kerr (2001 [1963]) set out the history of the modern research university – or ‘multiversity’ – as an institution sustained by contract research and continuous government grants. With increased public funding came an increased political interest in using that funding to direct the university towards meeting public policy objectives. For the most part, these came to be reduced to the twin objectives of securing economic growth and an educated workforce. However, for Kerr, the university also served a social mission. If this remained obscured by its other functions, the explanation was, in part, because the rise of mass higher education was also associated with a general societal process of democratic inclusion and a narrowing of economic inequalities.
    Il grande rischio che si corre oggi e’ che il bellissimo discorso di Savio per molti e’ privo di senso !
    [1] http://jasondylan.wordpress.com/2010/04/20/mario-savios-1964-berkley-gears-speech-and-its-2009-remembrance-and-reaffirmation/
    [2] http://books.google.it/books/about/The_Uses_of_the_University.html?id=KJ_2yq7K2E0C&redir_esc=y
    [3] http://www.bloomsburyacademic.com/view/A-Manifesto-for-the-Public-University/chapter-ba-9781849666459-chapter-002.xml

    1. @neutrino
      food for thought, grazie.
      Not new, in effetti, ma non è nuova neanche la rivolta alla mercificazione del sapere. Mi sembra che coesistano tuttora, per questo non sono sicura che il paradigma stia cambiando.
      a general societal process of democratic inclusion and a narrowing of economic inequalities.
      Era un’illusione, come si è visto. Be’, sarebbe lungo…

  4. @Oca
    Mi sembra che coesistano tuttora
    io non sono cosi’ ottimista. Il ri-dimenzionamento delle agenzie di controllo e’ un fatto recente (ultimi 10 anni ?) e i parametri di tipo “industriale” per la valutazione ormai largamente usati.
    Pochi giorni fa mi hai accusato di essere ancora dentro la mia torre di avorio, :-).
    Credo pero’ che uscire dalla torre stia comportando per noi l’estinzione.
    Perche’ il “sociale” a cui dobbiamo rispondere e’ composto in larga maggioranza da persone come Scilipoti.
    Qualcuno scriveva che la democrazia non puo’ essere senza cultura/istruzione, ma lo stesso e’ per le scienze.

    1. @neutrino
      Ti accusavo, perché pensavo alla libertà di ricerca sulle medicine alternative – vedi Stamina – e alle conseguenze. I “managers”, peggio ancora quelli di nomina politica, sono Cargo Cult Administration. Ma ci sono anche proteste. Costano troppo, fanno guai, e le Univ California li stanno downsizing

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