Raccolta firme, cont.

Su popolare network dalle 8.40 alle 9.30, Michele Migone ha discusso della triste situazione della ricerca italiana, con Andrea Idini, Giorgio Parisi e gli ascoltatori. (E l’oca, afflitta da Alzheimer mattutino, che ha chiamato con il cognome della ministra la mitica presidente del CERN…).

Ricordo anche qui che tutti possono, se vogliono, firmare la petizione di Giorgio Parisi et al. alla Commissione Europea e al governo italiano, e che in onda il prof. Tisato del dip. di informatica all’univ. di Milano-Bicocca si riferiva all’intervista data da Roberta D’Alessandro a Marco Viola di Uninews24.

(Da leggere anche quella con Silvia Bencivelli oggi su Repubblica, e le “due parole al ministro Giannini” di Marco Cattaneo sul blog delle Scienze, tra le parole che ho visto io, e l’articolo di Alberto Magnani sul Sole-24 Ore segnalato questa mattina da Riccardo Reitano.)

Andrea pensa che la petizione serva a poco. Forse, ma invita a rispettare le regole, un pro-memoria anche per chi la firma. E mentre tutti i media riprendono una lettera aperta su FaceBook di una singola ricercatrice, pochissimi hanno parlato di quella dei settanta scienziati, uscita su Nature e ora su change.org. Risultato: 30 mila like in due giorni, rispetto a 20 mila firme in una settimana.

La lettera di Rossella D’Alessandro è un po’ aggressiva, diceva Andrea. Forse, ma se era mite chi ne parlava? Come mai è più sottoscritta e condivisa dell’appello dei fisici? Non sarà che da linguista, lei usa il linguaggio e il mezzo di comunicazione che ha scelto con una competenza specifica?

Nei 10 minuti con Giorgio Parisi, non c’è stato il tempo né di leggere la petizione né di entrare nel merito: ricerca di base/applicata; proposte dal basso/progetti decisi dalla Commissione Europea; percentuale di PIL devoluta alla ricerca pubblica da Stato e privati; blocco delle assunzioni ma non delle iscrizioni alle università dove la docenza obbligatoria solo per i ricercatori precari, ma non rientra nei criteri di valutazione delle loro proposte ecc.

Il prof. Tisato (se ho capito bene) dell’univ. Milano-Bicocca lo ha riassunto così. Si spendono fondi in valutazioni che saranno obsolete se e quando i valutati potranno partecipare a un concorso in Italia, mentre si tagliano fondi e risorse indispensabili per partecipare ai concorsi italiani o europei.

*

Repetita juvant?

E noi cosa possiamo fare per fermare lo sfascio? scrivono tanti ascoltatori. Me lo chiedono da 20 anni. Sono sempre un po’ sorpresa perché l’ho imparato a scuola.

Bisogna esigere dai rappresentanti politici che si assumano le proprie responsabilità, rendano conto del proprio operato e dei suoi effetti, un po’ di “accountability”…  Se fossi italiana, cercherei gli indirizzi mail dei senatori e dei deputati che ho votato e scriverei:

On.le/Senatore xxx
Sono un/a sua elettore/trice nella circoscrizione yyy. Gradirei sapere se Lei chiederà al governo di rispondere all’appello “Salviamo la ricerca italiana” che ho firmato su change.org. Se non intende farlo, gradirei sapere il perché. 

Le risposte sono atti pubblici. Se volete, potete ricopiarle anche qui.

10 commenti

  1. Adesso mi fai sembrare un crudelone insensibile e menefreghista… sarò sulla buona strada per diventare barone allora! 😛
    D’altronde sono un po’ “peperino” anche se trovo la lettera aggressiva… L’ho trovata aggressiva perché un po’ mal direzionata, se si vuole parlare dello stato generale, e sull’esperienza personale non posso giudicare quindi né sottoscriverla.
    Anche la D’Alessandro stessa si è un po’ “pentita”, quantomeno del tono, ma va bene così.
    Il problema è che appunto è questo che ottiene “visibilità”, il tono aggressivo e un po’ lamentoso nei confronti dello stato, non il contenuto in se.
    E allo stesso modo anche la petizione di Parisi, che pur ho sottoscritto a pieno cuore, non fa nient’altro che indicare quanto poco freghi agli italiani della ricerca.
    Salvare la ricerca italiana al momento ha 20 mila firme, salvare “telejato” ne ha 16 mila. Senza nulla togliere a “telejato” il ministro di turno grazie a queste iniziative può fare un breve calcolo elettorale e dedurre che piuttosto che spendere centinaia di milioni per rappezzare la ricerca e l’università, conviene investire in qualche emolumento e clientela per recuperare il quadruplo dei voti.
    Non è che l’università italiana l’hanno distrutta le eminenze grige e i baroni cattivissimi, è l’italiano medio che se ne frega della ricerca e della università. La scienza va bene finché stupisce, o finisce in bolletta, ma ovviamente non la deve pagare in prima persona.
    E noi giustamente possiamo sbattere i piedini quanto ci pare e lamentarci che i concorsi li vincono gli incapaci e noi bravissimi siamo in fuga, ma in realtà il ministro Giannini che si vanta degli ERC non suoi o Renzi che ringrazia l’INFN allo sfascio fa puntare i riflettori su una cosa importante più di quanto non possa fare io, o perfino la D’Alessandro. E secondo me siamo al livello che il puntare i riflettori, il dire ai cittadini che “la ricerca esiste” è più importante che dire “la ricerca non esiste più”.
    Bisogna dosare ottimismo e pessimismo insomma, anche se il pessimismo cosmico fa notizia non smuove nessuno purtroppo e non fa pensare a dove mettere la X tanto quanto le ultimissime esternazioni sulla stepcaiild adosscion.
    In secondo luogo io non mi trovo nella situazione della D’Alessandro, non ho partecipato a concorsi pilotati e anche se a quello di cui ho parlato non ho potuto partecipare comunque riconosco che l’ha vinto uno ben più competente di me. Non posso certo fare il pernacchione alla commissione nel caso vincessi qualcos’altro…
    Purtroppo i concorsi pilotati esistono un po’ ovunque, l’ultimissimo che riguarda il mio ambito è successo nella tua Francia dove a un concorso per fisica nucleare applicata agli acceleratori a cui partecipava gente ultra in tema con 800 citazioni (è un concorso per junior), hanno assunto una astrofisica nucleare con 15, e quello bravissimo ha dovuto proprio lasciare la Fisica.
    Che la situazione Italiana sia endemica e spesso sfacciata (assumere un ricercatore junior astrofisica nucleare vs struttura nucleare è un po’ diverso che un professore di ginnastica come presidente di un ente) è anche vero.
    La sostanza, che c’è poco da vantarsi per meriti non propri, è anche vera.
    In Italia certe cose sono molto difficili. Come ho detto mancano sinergie, come ho non detto in Finlandia e Inghilterra ci sono uffici appositi che ti aiutano a scrivere certe cose, che fanno dai consigli strategici al proofreading. In Italia situazioni simili ci sono solo in enti specifici per il resto l’aiuto che ti danno le segretarie è dirti il CAP giusto e se son gentili augurarti in bocca al lupo.
    Però d’altro canto io non mi ci ritrovo molto.
    La situazione meritocratica dipende molto dagli ambiti e per il mio ambito la situazione è radicamente diversa che per linguistica (la mia ragazza ha fatto lingue, c’è stato da piangere agrodolce quando ha guardato i CV per scegliere la tesi). E io mi sento ancora un figlio Italiano, ed è grazie all’istruzione Italiana che faccio quel che faccio. Quando ho vinto la Newton l’ha vinta l’Italia più della Finlandia di sicuro, anche se in Finlandia mi trattano coi guanti e in Italia mi han trattato un po’ diversamente…
    E infine credo che un atteggiamento zen sia necessario quando si fa e si parla di ricerca, sono un “peperino” solo quando si parla di cavolate! 😛

    1. Andrea,
      No, secondo me ha fatto la figura giusta, andare all’estero fa benissimo anche quando non sono rose e fiori. D’altronde se ripetevi le opinioni di altri invece di aggiungere informazione, che senso aveva chiamare te?
      grazie all’istruzione Italiana
      refrain anche fra gli ascoltatori, e sarei per dirlo più spesso. D’altronde sarei anche per un po’ di sciovinismo verso la produzione locale, invece di aspettare che sia apprezzata all’estero.
      Vangelo secondo Joni Mitchell “you don’t know what you got till it’s gone”

  2. The game of status seeking, organized around committees, is played in roughly the
    same fashion in Africa and in America and in the Soviet Union. Perhaps the
    aptitude for this game is a part of our genetic inheritance, like the aptitude for
    speech and for music. The game has had profound consequences for science. In
    science, as in the quest for a village water supply, big projects bring enhanced
    status; small projects do not. In the competition for status, big projects usually win,
    whether or not they are scientifically justified. As the committees of academic
    professionals compete for power and influence, big science becomes more and
    more preponderant over small science. The large and fashionable squeezes out the
    small and unfashionable. The space shuttle squeezes out the modest and
    scientifically more useful expendable launcher. The Great Observatory squeezes
    out the Explorer. The centralized adduction system squeezes out the village well.
    Fortunately, the American academic system is pluralistic and chaotic enough that
    first-rate small science can still be done in spite of the committees. In odd corners,
    in out-of-the-way universities, and in obscure industrial laboratories, our Fulanis are
    still at work.

    Freeman Dyson Six Cautionary Tales for Scientists
    http://www.cobraf.com/forum/immagini/R_123602263_2.pdf
    OT ? Forse no !

  3. Aggiungo che 20 anni fa si poteva essere ottimisti con Dyson:
    Fortunately, the American academic system is pluralistic and chaotic enough that
    first-rate small science can still be done in spite of the committees. In odd corners,
    in out-of-the-way universities, and in obscure industrial laboratories, our Fulanis are
    still at work

    Oggi anche solo per un problema di darwinismo sociale in un ecosistema con poche risorse no.

    1. Neutrino,
      OT per niente, il game of status c’è dai tempi di Cro-Magnon secondo me!
      In fisica ha senz’altro ragione Dyson (dice che la biologia è ancora scienza “tolstoiana” mentre le particelle sono napoleoniche, e che pochi come Rubbia sapevano portare la corona imperiale!). In chimica e scienza dei materiali forse meno.
      Tra l’altro Dyson immagina che siano così anche le civiltà aliene

  4. “No, secondo me ha fatto la figura giusta, andare all’estero fa benissimo anche quando non sono rose e fiori. D’altronde se ripetevi le opinioni di altri invece di aggiungere informazione, che senso aveva chiamare te?”
    Ma magari ti aspettavi una reazione un po’ diversa da me che son polemico per natura e mi hai trovato stranamente moderato su questo tema! 😛

    1. No, in realtà alla radio la polemica piace poco. Credo di aver detto al diretur che “cervelli in fuga” era una descrizione sbagliata ed eri la persona adatta per dimostrarlo, così come Giorgio per dimostrare che i grandi prof non sono tutti “baroni”.
      E gli orecchietti non sentono solo quello che dite, ma come lo dite…

  5. Anche io su queste vicende sono un “moderato”, per questo mi sono astenuto dal commentare. Meglio aspettare che passi l’ondata di indignazione per ragionare più serenamente.

    1. Riccardo,
      Meglio aspettare che passi l’ondata
      una volta passata, pensi che ci ragioneranno anche quelli che dovrebbero ricredersi? Dalle leggi finanziarie viste finora, non mi sembra andare così.

  6. No, non credo. Pensavo piuttosto a discussioni da blog, i problemi veri dovemo trovare altri modi per risolverli.

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