"Cosa serissima" – II puntata

Oggi la lattoferrina della TDC è diventata inefficace come cura e prevenzione del Covid-19, stando agli autori dello “studio clinico” che ne dimostrava l’efficacia nella prima puntata.
Su Quotidiano Sanità, la dermatologa Elena Campione e i suoi coautori rispondono alla lettera di protesta di tre epidemiologhe, contro réclame un tantino sfacciate nonché prive di evidenza.
Colpo di scena, smentiscono

  • le conclusioni del preprint in attesa di peer-review da agosto,
  • il comunicato stampa dell’università “Tor Vergata” e
  • quanto affermavano pochi giorni fa nei media, dopo che i risultati preliminari del loro studio clinico erano stati usati per il marketing dalla TDC (link nella prima puntata).

Contrordine medici, persone a rischio, parenti, amici e giornalisti! Dal 3 novembre 2020, la lattoferrina TDC

  • deve essere considerata unicamente come un fattore di integrazione e supplementazione.

Per dirla con Beatrice Mautino, gli autori del preprint si appellano

  • alla regolamentazione sugli integratori che non prevede la dimostrazione che funzionino […] Quindi il campione ridotto, una randomizzazione creativa, l’assenza di un protocollo cieco sono ok, perché l’obiettivo non era dimostrarne l’efficacia. Che va bene, ma perché allora dichiarare alla stampa che “può combattere il Covid”? 

‘Tenti al rimmel
Fatto ciò, ricordano che i propri pari li hanno ignorati:

  • La verità è che nessun clinico o ricercatore delle istituzioni accademiche ha contestato il disegno dello studio…

Qualcuno avrà pietà e spiegherà loro che

  • bioRiv non è una rivista scientifica ma un archivio?
  • La peer-review non è riservata a clinici e ricercatori “delle istituzioni accademiche”?
  • Avviene una volta che un articolo è stato sottoposto a una rivista scientifica?

Il disegno dello studio è stato pubblicato nel registro statunitense degli esperimenti clinici due settimane dopo esser stato completato, da Elena Campione, una dermatologa che fa ricerca in “patologie cutanee oncologiche”.  Pari o meno, tutti possono vedere che né le date, né i partecipanti né i prodotti somministrati sono quelli dello studio clinico citato nel preprint e contestato da epidemiologhe del Servizio Sanitario Regionale del Lazio.

La kasta non è acqua
Siccome il Servizio sanitario non fa parte delle “istituzioni accademiche”, le contestazioni delle epidemiologhe sarebbero irrilevanti. Non dovrebbero esserlo né per i contribuenti che finanziano entrambe le istituzioni né per gli acquirenti di un prodotto, costosissimo tra l’altro, a seguito di una réclame ingannevole.
A difesa dei contribuenti e degli acquirenti potenziali, oggi Leonid Schneider contesta il “disegno dello studio” con altre informazioni tragi-comiche, una già nel titolo.

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Mal comune mezzo ecc.
Per consolare gli italiani afflitti dalle Sanitopoli regionali e nazionali, The Citizens ha fatto una piccola selezione di quella organizzata dal governo britannico dall’inizio della pandemia. Ha raggiunto un livello trumpiano, fatte le debite proporzioni, in confronto i politici italiani sembrano un po’ dei dilettanti…
(ritwittato da Leonid S. e altri.)

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Ricerche serie
Nature anticipa online il paper di Megan O’Driscoll et al. Con tentativi eroici di omogeneizzare i dati e farci su un modello che tappi i buchi, stimano il tasso di immunità al Sars-Cov2 (sieropositività per anticorpi, non cellule T, per dire, quindi la stima è sottovalutata) e il tasso di mortalità (IFR, il rapporto infezioni/decessi) da Covid-19, per fascia di età in 45 paesi fino a settembre.

In Italia, il 4,45% della popolazione era stata infetta – circa; ci sono i margini d’incertezza  nel paper e nelle figure, sto semplificando – rispetto all’1,09% in Svizzera e al 14,37% in USA.

Dappertutto, la mortalità aumenta con l’età ed è maggiore per gli uomini. Salvo in Sudamerica, ci sono state meno vittime nei paesi con una popolazione mediamente giovane. Nei paesi dell’Europa occidentale, la mortalità è stata molto maggiore nei >65 che erano in case di riposo. Ma non è successo in Corea del Sud, d’altronde aveva il tasso di infezione più basso: 0,06%. Quello più alto era in Perù: 62,44%.

1 commento

  1. Ma questa storia del coronavirus nei visoni olandesi che avrebbero infettato degli umani con un ceppo leggermente diverso?
    A quanto ho capito ancora niente di pubblicato, però.

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