Gli ultimi paper di Nature Climate Science hanno titoli poco rassicuranti:
– Higher temperatures increase suicide rates in the United States and Mexico – un’associazione non un rapporto causa-effetto. Con il caldo aumentano i suicidi anche dove non ci sono milioni di armi in circolazione?
– Detection of continental-scale intensification of hourly rainfall extremes – le precipitazioni osservate in Australia dal 1966 al 2013, scrivono Selma Guerreiro et al., confermano la teoria, le previsioni e le simulazioni dei modelli.
Com. stampa dell’Università di Newcastle (in Australia…)
– Risk of increased food insecurity under stringent global climate change mitigation policy – gli autori concordano con le Ong. Una carbon tax applicata all’agricoltura senza alcuna “rete di sicurezza” farebbe pagare la riduzione delle emissioni di gas serra a chi non se lo può permettere:
- A robust finding is that by 2050, stringent climate mitigation policy, if implemented evenly across all sectors and regions, would have a greater negative impact on global hunger and food consumption than the direct impacts of climate change.
- The negative impacts would be most prevalent in vulnerable, low-income regions such as sub-Saharan Africa and South Asia, where food security problems are already acute.
Com.stampa dello IIASA. Carbon Brief spiega gli scenari socio-economici usati per le proiezioni fino al 2050.
Yes, we can
I problemi di sicurezza alimentare c’erano anche per le specie del genere Homo a metà del Pleistocene. In una “perspective” di Nature Human Behaviour, Patrick Roberts e Brian Stewart confrontano i dati disponibili per ciascuna. Gli autori “suggeriscono” che rispetto alle altre specie uscite dall’Africa, da “generalisti-specialisti” siamo stati capaci di costruirci una “nicchia ecologica” e di sopravvivere nelle altre:
Not only did [Homo sapiens] occupy and utilize a diversity of environments, but it also specialized in its adaptation to some of these environmental extremes.
mentre i Neandertal restavano nelle zone più temperate dell’Eurasia. Per ora è solo un’ipotesi, e andrebbe confermata o meno da studi multi-disciplinari. Bel com. stampa dell’Istituto Max Planck per la scienza della storia umana.
Sempre a proposito di studi multi-disciplinari, Yoshi Maizumi et al. scrivono su Nature Plants che 4,5 mila anni fa nelle foreste pluviali del Mato Grosso è iniziata la policoltura “agro-forestale”
- the cultivation of multiple annual crops with the progressive enrichment of edible forest species and the exploitation of aquatic resources
necessaria alla sussistenza di circa 10 milioni di persone (?), e quindi di società precolombiane “complesse” nell’entroterra dell’Amazzonia orientale:
- closed-canopy forest enrichment, limited clearing for crop cultivation and low-severity fire management, long-term food security was attained despite climate and social changes.
Una lezione utile per affrontare i cambiamenti climatici e sociali attuali, invece di radere le foreste per coltivare soia e far pascolare il bestiame. Com. stampa dell’Università di Exeter, rif. anche The Independent
Mi pare che Nature Climate Science si sia dimenticata del noto detto “Correlation is not causation”.
Sono sicuro che alla Custode del Parco sia più che noto anche il sito
http://www.tylervigen.com/spurious-correlations
dove incidentalmente il primo grafico mostra una correlazione fortissima (r = 0.99) tra il numero di suicidi in US and the US spending on Science 😀
Hydra viridis,
pare anche a me, e alla custode del Parco, una militante vigeno-pastafariana.