Fusione fredda, trent'anni dopo

Nature commemora la pubblicazione del 1989 in cui i chimici Fleischmann e Pons davano la ricetta della fusione fredda in un becher a temperatura ambiente, che avrebbe suscitato migliaia di tentativi di replicare i loro risultati in laboratori di tutto il mondo, centinaia di milioni in investimenti e in querele.

Nel 2015

  • Google ha convocato e finanziato [con $10 milioni] un gruppo di 30 ricercatori sparsi in diversi laboratori perché dessero un’altra occhiata. 

SPOILER ALERT

  • La squadra non ha trovato la benché minima evidenza di fusione fredda. 

L’esito di anni di ricerca – 420 tentativi di replicare il presunto eccesso di calore ottenuto nei tre filoni “classici”, con una calorimetria molto più accurata e materiali meno rozzi – è raccontato per la prima volta nella “Perspective” da Curtis Berlinguette dell’univ. della British Columbia, colleghi canadesi e altri del MIT, del Berkeley National Lab, dell’univ. del Michigan e da Matthew Trevithick di Google.
(I non abbonati possono leggerla gratuitamente per qualche giorno, la peer-review di Nature dev’esser stata dolorosa: è durata un anno.)

Ma perché riprovarci? si chiedono.
1. Non hanno fuso nulla, in compenso hanno inventato nuovi materiali e strumenti di misura ipersensibili;
2. il pianeta è nei guai, va seguita ogni pista che possa condurre a un’energia pulita;

3. cercare di progettare un esperimento che faccia da referenza è uno scopo meritorio perché è importante e interessante capire e controllare stati insoliti della materia.

Il bravissimo Philip Ball si chiede anche lui perché tornare sulla tragicomica vicenda e risponde che dobbiamo ancora imparare come andrebbe trattata la “scienza patologica”:

  • When researchers turn out to have been mistaken, they must be allowed a way back without disgrace. Nor should the science under scrutiny be reflexively regarded as being pathological. Some assertions at the time, along the lines of “I knew it was nonsense,” scarcely exhibited the openness to surprise on which science depends.
  • Yet the architects of cold fusion were their own worst enemies. Fleischmann launched ad hominem attacks on his critics; he and Pons were obstructive about their methods. The ill-advised, short-lived attempt by their university to capitalize on cold fusion made matters worse. Some researchers faced unconscionable legal threats for simply trying to do good science. The discipline-led triumphalism — with chemists claiming to have achieved in a cheap test tube what physicists failed to do with high-tech equipment — was trite and divisive. Without a tolerant and collaborative spirit, feelings can rapidly sour.

Dal com. stampa dell’università della British Columbia, si apprende che la collaborazione – comprende studenti e post-doc – ha prodotto 9 paper su riviste peer-reviewed e tre bozze su arXiv.

6 commenti

  1. Ma basta aspettare, come tutti gli anni, l’anno prossimo, che sicuramente uno sceicco brianzolo a caso farà il miracolo che dichiara di fare quotidianamente da prima del 2011…
    Scienza patologica, o volgari raggiri?

  2. >>Some assertions at the time, along the lines of “I knew it was nonsense,” scarcely exhibited the openness to surprise on which science depends.
    Su questo concordo e sottoscrivo, purtroppo per troppi ciarlatani sarebbe richiesta una “sospensione dell’incredulità” degna dei più audaci film di sci-fi.

    1. tutti,
      sistemati i link e altri pasticci, scusate – avevo schiacciato “pubblica” invece di “salva”, sigh…

      CimPy,
      Scienza patologica, o volgari raggiri?
      gli spennapolli tendono a seguire tutti lo stesso copione, è più facile riconoscerli. Il problema è distinguere gli scienziati che trovano qualcosa di inaspettato e sono pronti a discuterne con i colleghi da quelli che prendono una cantonata e imbrogliano se stessi per primi.

      Paolo C.
      “I knew it was nonsense”
      dipende da chi lo dice. All’epoca, qualcuno aveva ricordato a Fleischmann & Pons che gli stessi errori di misura erano stati fatti negli anni Venti.

      maresciallo Stefano,
      Già. Bisognerebbe dirlo a quelli del Corriere. Magari smentiscono le proprie bufale e pubblicano la lettera di Mark Cane che avevano incastrato a sua insaputa in un presunto “dialogo” con Happer…

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