Peak Beef, quasi

Continuano a crescere i consumi di carne, scrive David Flickling che per Bloomberg ha rianalizzato i dati della FAO e del Dipartimento dell’agricoltura statunitensema nel caso della carne bovina la tendenza sta rallentando. Flickling si chiede se non stia per arrivare il picco del manzo, e anche l’amica “quasi vegetariana” che mi manda il link.
Sarebbe una buona notizia per tanti motivi, per esempio:

  • il 60% della superficie terrestre è occupata da pascoli e colture di mangime;
  • gli allevamenti bovini (bufali compresi) emettono circa 5 miliardi di tonnellate/anno di CO2 equivalente;
  • la produzione di carne bovina esige una quantità spropositata d’acqua dolce;
  • mangiare tanta carne rossa forse non aumenta il rischio di tumore, ma non è raccomandato.

Il tasso annuo di crescita è passato dal 3% nel 1970 allo 0,11%, sostenuto dai consumi in Cina, un po’ più elevati di recente per via della peste suina che sta decimando gli allevamenti suini nel sud-est asiatico. Ma nel 2023 inizierà il calo demografico, e per motivi religiosi è improbabile che i consumi in India aumentino abbastanza da compensare.

  • In Europa nel 2017, la produzione di manzo era calata del 26% rispetto al il picco del 1991; in Russia del 55% rispetto a quello del 1992. 

Stesso andamento nei paesi tradizionalmente bovinivori,

  • In Canada e in Argentina era calata del 41% e del 16% rispetto al picco di 15 anni fa

Dagli anni Ottanta la popolazione degli USA è aumentata del 40% e i consumi del 15%.
Per i quasi vegetariani che non vogliono rinunciare a formaggi, latte e latticini – come chiedono Helen Harwatt et al. – e quelli a base di soia bleah…, ho un’altra buona notizia.
Un 2-3% di Asparagopsis taxiformis, in granuli, aggiunto nel mangime riduce quasi del 50% il totale dei gas emessi da entrambe le estremità dei ruminanti, quasi del 95% il metano ruttato dalle mucche e, stando a ricerche australiane dell’80% quello ruttato dalle pecore.
L’alga cresce lungo le coste californiane e australiane, ma per trarne integratori alimentari per miliardi di bovini e ovini andrebbe coltivata su larga scala con costi che per ora sembrano insostenibili. Le ricerche proseguono per identificare le molecole che inibiscono meglio l’attività degli archei e batteri metanogeni e sintetizzarle. Nonché il dosaggio che non riduce la produzione di latte e panna.
Così le emissioni globali di CO2 equivalente sarebbero ridotte quasi del 10% all’anno, forse meno perché emettono gas serra anche i suini e i polli, i cui consumi aumentano molto di più. (Gli allevamenti di maiali emettono gas talmente puzzolenti che da un mese il governo olandese sta comprando e chiudendo quelli nel raggio di un chilometro da un’abitazione che non sia quella del proprietario.)