Le sentinelle

Non solo a me, immagino, vien da inveire contro certi governanti di certi paesi dell’Unione Europea che litigano per settimane e mesi sulle misure per affrontare un’emergenza sanitaria ed economica. All’inizio del secolo sembravano meno ottusi e più lungimiranti.
Per fare osservazioni costanti sulle cause e gli effetti della crisi climatica, dare l’allarme in tempo e limitare così le vittime e i danni degli eventi meteo estremi in tutto il mondo, avevano finanziato il programma Copernicus dell’Agenzia spaziale europea.
Un capolavoro (mi ripeto, lo so…) di diplomazia, non solo di tecnologia.
Qualche giorno fa è stato lanciato il sesto satellite del gruppo Sentinel che fa il grosso del monitoraggio. Manca solo Sentinel 5 che entro il 2022 prenderà il posto del suo tappabuchi Sentinel 5P – che non ricordo se sta per Pilota o Provvisorio, comunque serve a testare e calibrare strumenti. Sono previsti altri satelliti, ma già adesso le mappe della Terra non hanno più immense regioni sprovviste dei dati per analizzare il rischio.
Fine della premessa. Su Nature Communications, Nina Ridder del Centro australiano per lo studio degli “estremi climatici” e colleghi cercano di individuare gli “hotspot” globali dove gli eventi climatici precursori di due eventi meteo estremi – su un totale di 12 – rischiano di avvenire in contemporanea nello stesso posto. L’importante è il metodo che propongono, ma mi colpisce che per elaborarlo abbiano usato osservazioni fatte tra il 1980 e il 2014.
Tre anni prima che fosse in attività Sentinel 1 e due anni prima di un doppio Niño devastante.

  • Combiniamo 12 rischi [hazards] diversi dalle osservazioni … per formare 27 coppie di rischio con il potenziale di causare impatti ecologici e socio-economici. Alcuni impatti sono più ovvi…

Sono principalmente quelli di innalzamento del livello del mare -> alluvioni, e siccità -> incendi

  • Un esempio di evento climatico multi-variato a impatto elevato è stato quello di Groningen nel 2012, dove livelli estremi di acque interne furono causati da livelli elevati di acque costiere… Un esempio recente è stato l’aumento del pericolo d’incendio in Australia orientale tra settembre e gennaio 2019–2020 a causa dell’occorrenza simultanea di alte temperature, siccità, abbondanza di combustibile e forti venti.

Gli impatti economici sono maggiori e hanno un margine di incertezza minore in Nord America, Russia, Europa occidentale e Australia. Non solo ci sono più stazioni meteo, ma in quel periodo le osservazioni satellitarie sono state (quasi) continue, un’eredità della guerra fredda. Le mappe dell’Africa dal Sahara in giù, gran parte dell’America latina e dell’Asia meridionale sono vuote. Incendi a parte, è vuoto anche il Canada.
Con le osservazioni Sentinel fino al 2020, sarebbero mappe diverse; tra gli eventi appaiati mostrerebbero pure uragani e tifoni; i paesi poveri potrebbero usarle per realizzare misure di adattamento.

***

Su Nature, Megan Scudellari racconta come l’Islanda ha mobilitato la propria “forza scientifica” per “martellare” anche la terza e peggiore ondata di covid-19. Certo, ma è un’isola ricca, son in 4 gatti quasi tutti concentrati a sud. Come ci è riuscito il Vietnam?
La copertina è dedicata al paper della collaborazione Borexino, dal nome del rivelatore nei laboratori dell’INFN sotto il Gran Sasso, e ai neutrini prodotti dalla fusione nucleare “secondaria” nel Sole che Borexino è stato il primo a catturare. Tanto per farci rimpiangere ancora di più il suo smantellamento.
Nella sua elegia, Gabriel Orebi Dann ammette che ce ne saranno altri e conclude

  • Nel frattempo il successo stupendo della collaborazione Borexino ci porta più vicino a una comprensione completa del nostro Sole e della formazione delle stesse massive, e negli anni a venire definirà probabilmente l’obiettivo da perseguire in questa materia.

Com. stampa dell’INFN (e complimenti al prof. Gianpaolo Bellini e agli altri “milanesi” della Statale).

***

Chi legge il mio blog forse ha letto su Repubblica la lettera che Giacomo Gorini, oggi all’istituto Jenner di Oxford, manda alla sua “Carissima Università “Vita-Salute” San Raffaele”. A proposito delle presunte mutazioni che da quest’estate avrebbero reso il Sars Cov-2 “clinicamente morto”, aggiungo solo una cosa. Ieri è uscita un’analisi comparata delle mutazioni individuate nei genomi (quasi 50 mila!) a cura di genetisti capeggiati da François Balloux, un prof notoriamente pignolo. Non è diventato né più né meno trasmissibile di prima.
Nell’articolo c’è molto di più, rimando al sunto fatto dal pignolo per noi dummies.

4 commenti

  1. I miei complimenti a Giacomo Gorini; ce ne fossero di ricercatori pronti a contestare la propria università di provenienza, quando opportuno.
    Sto ancora aspettando (e temo aspettero’ invano) che qualche fisico o qualche chimico, laureato a Bologna, si decida a contestare l’Alma Mater per l’imbarazzante comportamento tenuto nei confronti di Andrea Rossi e dell’Ecat.
    Segnalo anche un altro ammirevole esempio di impegno civile (visto l’ambiente, molto, molto coraggioso): Enrico Bucci traduce (in inglese) e pubblica la lettera aperta con la quale tre scienziati, che vivono in Russia, criticano l’articolo sullo Sputnik V pubblicato, da Logunov e altri, su Lancet.

    1. E.K.Hornbeck,
      Ups, vedo adesso che i miei complimenti a G. Gorini sono rimasti impliciti – li faccio anche agli scienziati russi, rischiano anche di più.
      Nel caso dell’Alma Mater, magari qualche ex studente troverà il coraggio di esprimersi nel decimo anniversario della prima puntata.

  2. Visto che siamo in tema, e nell’attesa che il decimo anniversario della prima puntata pubblica dell’Ecat passi ignorato dai fisici bolognesi come già accaduto per i 9 precedenti, non so se i lettori di questa rubrica sono già stati informati dell’evento FuF di questa estate, ovverosia che 5,5 milioni di fondi UE destinati alla ricerca di soluzioni per il futuro energetico del continente sono stati assegnati al progetto CleanHME (1), la cui prima pubblicazione scientifica è costituita dal rapporto (2).
    (1) https://cordis.europa.eu/project/id/951974/it
    (2) http://www.cleanhme.eu/wp-content/uploads/2020/08/Celani-ICCF22_publicato.pdf

I commenti sono chiusi.