E se facessero sul serio?

In una nuova analisi, Climate Action Tracker calcola che se fossero mantenuti gli impegni presi fino al mese scorso per ridurre a zero dal 2050 le emissioni nette di gas serra,

  • entro il 2100 il riscaldamento globale potrebbe ridursi addirittura a 2,1°C

rispetto alla temperatura di inizio Ottocento. L’obiettivo di +1,5 °C auspicato dall’Accordo di Parigi sembrerebbe “a portata di tiro”. Peccato che da quando l’Accordo è stato raggiunto cinque anni fa

  • nessun grande emittente abbia sottoposto un NDC (contributo determinato nazionalmente al taglio delle emissioni) aggiornato sostanzialmente. Inoltre le politiche attuali dei governi li pone su una traiettoria di 0,8 °C in più rispetto alla nostra valutazione ottimistica. A portata di tiro finora ci sono 2,7- 3,1 °C...

(via BBC).
Stando all’Organizzazione meteo mondiale – che dichiara il 2020 l’anno più caldo mai registrato con un mese di anticipo – c’è una probabilità del 24% di raggiungere l’obiettivo +1,5°C nel 2024, ma Gavin Schmidt non è d’accordo.

Ogni tanto raccomando i paper di Julia Steinberger, un’economista ambientale e per la giustizia climatica e sociale, molto brava e lucida secondo me. Da quest’anno è prof. all’università di Losanna e già sotto attacco da parte di Philippe Nantermod, un politico reazionario di cui Steph sa tutto, immagino. Da ultimo, l’ha minacciata neanche tanto velatamente di tagliare i fondi alla sua università se non smette di esprimere pubblicamente opinioni sgradite. Lei ha risposto così (racconta anche la storia di suo padre). Se vi sembra giusto e “siete sui social”, per favore, fate girare?
Mentre ci sono, Steph ha appena pubblicato un post sulla tendenza sempre più mite degli inverni europei il giorno prima che a Milano nevicasse (a fiocconi ma per pochi minuti). E da Climalteranti, Stefano Caserini dice un gran bene di “Cambiamento climatico, il punto di vista fisico tecnico”, un “agile libro di testo” di Gianni Comini e Michele Libralato, senza nemmeno raccomandarlo come regalo di Natale agli/alle insegnanti dei Fridays4Future…

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Nature pubblica un editoriale e un inserto di articoli e paper in open access che rispondono alla domanda “è possibile un’economia sostenibile per gli oceani?” posta nel 2018 da 14 capi di governo ad esperti internazionali, Jane Lubchenko, Peter Haugan e gente dello stesso livello.
Dall’editoriale

  • Stanno per iniziare 12 mesi cruciali per il pianeta – o almeno per una sua parte. Incontri importanti sul futuro del cibo e dell’agricoltura, della biodiversità e del clima avverranno nel 2021, con un anno di ritardo. Nell’elenco ne manca uno: la Conferenza dell’Onu sugli oceani che doveva tenersi a Lisbona nel 2020 non è stata riprogrammata nel 2021.

Mari e oceani, il 71% della superficie del pianeta, sono “sottorappresentati” nei processi di decisione globali, non hanno un panel intergovernativo apposito, come i cambiamenti climatici, quindi Australia, Canada, Cile, Fiji, Ghana, Indonesia, Giamaica, Giappone, Kenya, Messico, Namibia, Norvegia, Palau e Portogallo ne hanno creato uno. Sperano di “tutelare la salute” oceanica e di “salvaguardare i benefici che gli umani traggono dagli ambienti marini”.
Al momento la diagnosi è piuttosto preoccupante…

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Saida Guellati-Khélifa e colleghi pubblicano una nuova misura della costante di struttura fine (alfa, la forza dell’interazione elettromagnetica tra particelle elementari, nel modello standard), usando un atomo di rubidio al posto del cesio, con un’accuratezza di “81 parti per trilione”. Adesso

?^1 = 137,035999206

(ma perché se scrivo una lettera greca in htlm quando salvo il testo esce un punto interrogativo?). Il che dovrebbe limitare il tipo di particelle candidate a formare la materia oscura. Ma resta da chiarire il perché delle differenze tra i risultati dei vari esperimenti, e conciliarli, scrive Holger Mueller che la spiegazione dei francesi sembra lasciare un po’ insoddisfatto…

6 commenti

  1. @ Oca Sapiens
    (ma perché se scrivo una lettera greca quando salvo il testo esce un punto interrogativo?)
    Problema di “encoding”, quasi certamente.
    Ipotizzando che stia scrivendo del testo HTML, immagino possa provare con una “html entity”, come indicato in questa pagina.
    Quindi… vediamo se riesco a scriverlo senza inciampare io nei problemi di encoding… α o α o α

  2. Niente da fare: quello che ho scritto è stato convertito nel carattere… comunque nella pagina indicata sono riportare 3 “html entity”; almeno le prime 2 dovrebbero funzionare.

  3. @ Oca Sapiens
    vien fuori un punto interrogativo
    Mi viene da pensare che quell’entity html venga convertita (nella lettera alpha) ma che, in qualche modo, passi attraverso un “encoding” che non prevedere quella lettera (forse iso-8859-1 o qualcosa di simile). E quindi, che venga sostituita da un punto interrogativo.
    Però non riguarda la pagina, nel suo complesso, o ci sarebbe lo stesso problema nei commenti…
    Riassumendo… boh?
    Suggerimento per un tentativo ulteriore: fare un’ulteriore “escape” della prima e-commerciale.
    Quindi non (vediamo se azzecco l’escaping, questa volta)
    &945;
    bensì
    &945;

  4. @ Oca Sapiens
    Ho dimenticato il `#`.
    Intendevo dire: un tentativo può essere sostituire
    α
    con
    α
    In pratica: aggiungere un livello di “encoding”.

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