Catastrofi naturali e altre

Domani dalle 10 alle 19, incontro on line su “Catastrofi naturali. Prevedibili. Prevenire, mitigare, reagire” del Forum Disuguaglianze & Diversità. Fa parte di

16 giorni in diretta… proposte, dialoghi e strategie per il Paese di domani. Rassegna stampa, grafici, dibattiti, ospiti, interviste, voci della cittadinanza attiva su 16 priorità (QUI maggiori informazioni).

Anche questo è promosso da Action Aid. Il 6 dicembre è dedicato alla “Crisi ecologica” che forse andava messa al plurale. Sul Tascabile (bella rivista, mentre ci sono raccomando l’articolo di Tiziana Metitieri sul mito dei neuroni specchio), Giancarlo Sturloni scrive dell’inquinamento ubiquo e crescente da plastica, previsto e prevenibile dagli anni Settanta. Solo che

  • Cinquant’anni di campagne promosse dall’industria petrolchimica e dalle aziende di bevande e imballaggi sono riuscite a farci credere che la plastica sia riciclabile e che il gigantesco problema ambientale causato dai rifiuti si possa risolvere gettando una bottiglietta vuota nel bidone giusto. 

I soliti titolari del diritto di rovinarci il mondo perché “prima il profitto”, insomma.

  • Sfruttando la pandemia di COVID-19, nei mesi scorsi le lobby della plastica non hanno perso l’occasione per invocare la revoca di ogni tassa e divieto sul monouso in procinto di entrare in vigore.

In Italia, i portavoce della campagna sul Giornale, sul Foglio e appendici sono i negazionisti della crisi climatica, fa notare Tony Scalari. A difendere i profitti di BigOil e diffamare gli ambientalisti sono sempre gli stessi e su media sempre meno ascoltati, stando a Desmog. Sarà un buon segno?
Nel cortile i bidoni per la plastica si riempiono ancora più in fretta da quando c’è il covid, dice l’angelo custode.

*

Ieri Leonid Schneider ha festeggiato il proprio compleanno (auguri) raccontando i successi di ricercatori apertamente razzisti e misogini. Mi ha fatto venire in mente l’articolo dell’EconomistRace and health“: denuncia i danni del razzismo, ma non il razzismo, come molti paper usciti durante la pandemia.
A parte la parola “razza”, fa un po’ impressione, trovo. E’ come se i francesi denunciassero le botte prese da persone di vari colori, invece del razzismo di certi poliziotti. (Restano fotografabili. Le proteste sono state così ampie che è stato cestinato l’art. 24 della proposta di legge “Sicurezza globale” che lo vietava. Resta una domanda. Il ministro degli interni Gérald Darmanin immagina che oggi basti una legge e tutti i cellulari e le videocamere del circondario si spengono appena appare un poliziotto in divisa o in borghese?)

*

L’omertà accademica non è una specialità italiana. Su Science, Job de Vrieze scrive che

  • Il più grande studio multidisciplinare del mondo sull’integrità della ricerca rischia di non raggiungere i propri obiettivi dopo che due terzi delle istituzioni invitate hanno rifiutato di collaborare, citando la delicatezza del tema e temendo una pubblicità negativa. Così i ricercatori del National Survey on Research Integrity olandese devono raggranellare da soli indirizzi email e sollecitare risposte. Lo studio scade il 7 dicembre, ma hanno risposto meno del 15% dei 40 mila partecipanti previsti. 

E’ già straordinario che un governo organizzi e paghi uno studio simile. Per aver un’idea di chi, in Italia, acquista pubblicazioni su riviste predone, Manuel Bagues, Mauro Sylos Labini e Natalia Zinovyeva avevano raggranellato tutto da soli.

***

FuF’s comeback kids
Ascoli65 ha scoperto che in agosto la Commissione europea ha destinato 5,5 milioni di euro al consorzio CleanHME di 18 istituti, università e start-uppine per costruire un congegno a fusione fredda idrogeno-metallo. Dal canto suo, la crème della FuF europea deve contribuirci con 1 milione e rotti169.150 euro (h/t Ascoli 65).
Finora si è tenuto un “evento” per il lancio del progetto in settembre a Stettino, Polonia, cui sembrano aver partecipato un signore canuto, quattro pelati e forse due tecnici. E gli unici membri ad aver messo le proprie presentazioni sul sito del consorzio sono Francesco Celani, ormai solo “associato” all’INFN, e co-autori che da circa trent’anni tentano invano di far uscire da un tubo di vetro più energia di quella in entrata.
Non esige una raccolta fondi in proprio il finanziamento di 3,999 milioni per la fusione fredda deuterio-palladio in stile Fleischmann & Pons, destinato dal 1 novembre al progetto “Hermes” di 7 centri di ricerca coordinati dall’università di Turku, Finlandia.

5 commenti

  1. >>Le proteste sono state così ampie che è stato cestinato l’art. 24 della proposta di legge “Sicurezza globale” che lo vietava.
    Questa è una buona notizia. Era una legge indegna della Francia, come di qualunque Paese dove non vigano dittature e totalitarismi.
    Spero che non rispunti fuori sotto altre forme e magari in altri Paesi non sospetti (incluso il nostro, dovesse andare al governo chi sappiamo).

    1. Anche in Francia l’impunità dei poliziotti sembrava “normale”, Paolo, non protestava quasi nessuno. Ma dopo gli ultimi pestaggi c’è stata una rivolta dappertutto non solo a Parigi.

  2. Per il progetto CleanHME, la differenza tra bilancio complessivo e quota finanziata da UE è di soli 169.150 Euro, pari a circa il 3% dell’intero impegno economico e corrispondente al contributo del socio canadese che non percepisce alcun contributo UE.
    Quindi la tutta ricerca europea FuF beneficia di un finanziamento comunitario integrale, senza discriminazioni tra sogni (Hermes) e miracoli (CleanHME).

I commenti sono chiusi.