Meta-analisi e controversie, cont.

Science pubblica un “numero speciale” sull’inquinamento della ricerca e della letteratura scientifica, misurato da “metaricercatori” e “rivistologi” (journalologists). Siccome è in open access, sarebbe da far girare nelle università e centri di ricerca, trovo.
Introduzione blanda di Martin Einsenrik,

Given the billions of dollars the world invests in science each year, it’s surprising how few researchers study science itself. But their number is growing rapidly, driven in part by the realization that science isn’t always the rigorous, objective search for knowledge it is supposed to be. 

Jennifer Couzin-Frankel racconta la breve ma travagliata storia della rivistologia, nata nel maggio 1989:

The Chicago, Illinois, meeting marked the birth of what is now sometimes called journalology, a term coined by Stephen Lock, a former editor of The British Medical Journal (The BMJ). Its goal: improving the quality of at least a slice of the scientific record, in part by creating an evidence-based protocol for the path from the design of a study to its publication.

Jop de Vrieze fa esempi di meta-analisi che alimentano le controversie scientifiche invece di metterci fine:

meta-analyses are a growth industry. Their number has shot up from fewer than 1000 in the year 2000 to some 11,000 last year. The increase was most pronounced in China, which now accounts for about one-third of all meta-analyses (see graphic, above). Metaresearcher John Ioannidis of Stanford University in Palo Alto, California, has suggested meta-analyses may be so popular because they can be done with little or no money, are publishable in high-impact journals, and are often cited. Yet they are less authoritative than they seem.

Erik Stokstad racconta le iniziative della “truth-squad”, il gruppo di Jelte Wicherts e Maurice van Assen all’università di Tilburg che ha aperto il vaso di Pandora analizzando le statistiche di un collega famoso:

Diederik Stapel, a prominent psychologist and a dean at Tilburg University here, confessed to faking data for dozens of papers over 15 years. […] The fact that all his papers had been approved by co-authors and published in respectable journals meant psychology had a larger problem, Van Assen says. “I thought, holy shit, this is not a characteristic just of Stapel or Tilburg.”

I ricercatori intervistati da Kai Kupferschmidt non sono sicuri che “la ricetta del rigore” – la pre-registrazione dei protocolli sperimentali, già obbligatoria in alcuni paesi per i trial clinici – sia molto efficace. Nella sua versione lunga, sembra fatta per semplificare il lavoro di peer-review:

Preregistration, in its simplest form, is a one-page document answering basic questions such as: What question will be studied? What is the hypothesis? What data will be collected, and how will they be analyzed? In its most rigorous form, a “registered report,” researchers write an entire paper, minus the results and discussion, and submit it for peer review at a journal, which decides whether to accept it in principle. After the work is completed, reviewers simply check whether the researchers stuck to their own recipe; if so, the paper is published, regardless of what the data show.

A proposito di meta-analisi che suscitano risse “epiche”… 

Stefano C. aveva segnalato che la Commissione internazionale sulla stratigrafia aveva respinto le definizioni proposte per l’Antropocene. Invece siamo nell’Età Meghalaya, iniziata 4200 anni fa con una mega-siccità durata due secoli. In una “prospettiva”, l’egittologo Guy Middleton ne dubita (non è il solo). La siccità avrebbe

caused the collapse of civilizations in Egypt, Greece, Syria, Palestine, Mesopotamia, the Indus Valley, and the Yangtze River Valley. However, there is little archaeological evidence for such sudden, widespread civilizational collapse.

Nel caso dell’Egitto, la Commissione avrebbe abboccato a una bufa propaganda politica:

The Dialogue of Ipuwer, read by some as a factual account of drought, famine, and chaos around 2200 BCE, belongs to a class of later Middle Kingdom “pessimistic” or “lamentation” literature.

Lamento del genere “come ci siamo ridotti, signora mia”, quella pezzente non aveva neanche un giaciglio e adesso gira con la Ferrari, i politici son dei rammolliti e degli incapaci, qui ci vuole l’uomo forte ecc.

Middleton è di parte, non crede che un cambiamento climatico possa far collassare una civiltà, i pro-Meghalaya rispondono sull’Atlantic:

This is a totally misleading piece of writing, which displays a lamentable grasp of the facts,” said Mike Walker, a professor at the University of Wales and the leader of the team that proposed the Meghalayan.
“I do not see a single accurate claim,” agreed Harvey Weiss, a professor of archeology at Yale who also helped write the Meghalayan proposal. In a series of emails, Weiss lambasted his critic’s credentials. “Middleton, a pop-archeology writer, failed archaeology Ph.D., and English-as-a-second-language instructor in Japan, now claims archeo-expertise in matters about which he knows nothing, and gets great audience in Science—of all journals!” he wrote.

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Nei paper, il gruppo coordinato da Dan Burke dei CDC di Atlanta descrive la dinamica (impressionante) delle morti per abuso di droghe e di farmaci in USA. Conclusione sconsolata:

This historical pattern of predictable growth for at least 38 years strongly suggests that the epidemic will continue along this path for several more years.
By contrast, the recent historical variability with which some specific drugs have waxed and waned makes predictions about the future role of specific drugs far more uncertain. Indeed, it is possible that in the future, the drug overdose epidemic may be driven by a new or heretofore obscure psychoactive substance.

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A proposito di farmaci…
La notizia potrebbe interessare anche in Italia. C’erano state molte contestazioni quando l’AIFA aveva escluso l’Avastin (Roche, all’epoca la Bayer ne deteneva circa il 20%) dai farmaci contro le maculopatie rimborsati dalla mutua perché è stato approvato unicamente contro alcuni tumori. Quindi era sostituito dal Lucentis della Novartis.

Sembrava strano. Dopo una serie di studi clinici che ne mostravano l’equivalenza, l’Avastin era stato raccomandato contro le maculopatie dall’Organizzazione mondiale della Sanità, dagli NIH statunitensi, dal NICE britannico ecc.

La decisione dell’AIFA è stata ribaltata tre anni fa dall’Antitrust che multava per collusione con 90 milioni di euro/cad. le due BigPharma che erano mandate a pascolare – vado a memoria – dal TAR del Lazio al quale avevano fatto ricorso.
Per cui interpellavano la Corte di giustizia europea. Il 23 gennaio scorso, ha stabilito che la decisione sull’uso non indicato sull’etichetta (off label) di un farmaco non spetta a un’agenzia per la libera concorrenza, ma all’autorità per i farmaci e ai tribunali locali.
In soldoni, l’AIFA si assuma le proprie responsabilità.

In Inghilterra è andata proprio così. I NHS hanno appena vinto il processo intentato loro da Bayer e Novartis “in base alla normativa europea” per impedire ai pazienti di scegliere, e al medico di prescrivere, uno di tre farmaci parimenti efficaci: Lucentis (costo in Italia 900 euro), Eylea (Bayer, 1200 euro) e Avastin (Roche al 33% Novartis, 15-80 euro).

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Da Repubblica
La sentenza del Tar del Piemonte:

“L’inadempimento all’obbligo vaccinale costituisce ragione di per sé ostativa all’accesso alle scuole dell’infanzia, a tutela del minore stesso e dell’intera comunità scolastica.”

I genitori no-vax che avevano denunciato la scuola materna di Cuneo sono condannati a pagarne le spese legali.

A luglio, a scuola conclusa, la bimba non era ancora stata vaccinata: ai genitori a quel punto non interessava più una pronuncia per farla ammettere in classe, ma volevano comunque una decisione nel merito riservandosi di chiedere eventuali risarcimenti. 

Forse si erano fidati del Codacons.

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Ciarlatani™ , cont.

Dopo il gip di Modena che aveva “sospeso” dai pubblici esercizi l’omeopata M. Gloria Alcover Lillo, anche un giudice di Torino la ritiene “maestra” di Germana Durando, già condannata a 2 anni e 6 mesi di carcere in prima istanza:

Con l’accusa di omicidio colposo, questa mattina il medico spagnolo (che aveva uno studio anche a Catania e a Modena [dov’è residente e quindi iscritta all’Ordine dei medici locale, più gli studi di Torino, Siracusa, San Martino in Rio e Milano]) è stato infatti rinviato a giudizio dal giudice Edmondo Pio: il processo inizierà il 5 dicembre. Maria Alcover era considerata una maestra da parte della collega Germana Durando che per anni aveva avuto Marina come paziente. Entrambe le omeopate avevano consigliato la donna a non asportare il neo che aveva sulla spalla, sebbene fosse un tumore già diagnosticato e in stadio molto avanzato. Sostenevano infatti che toglierlo avrebbe contribuito a “un’esplosione metastatica”.

La Federazione italiana delle associazioni di omeopati ha cancellato dal proprio registro la pagina di M. Gloria Alcover Lillo, resta solo il link… Questo sarebbe il cv – lungo, ma in rete non c’è traccia delle sue attività all’estero.

Del suo guru, l’unicista Proceso Sanchez Ortega – morto nel 2005 – ce ne sono parecchie. Altri unicisti italiani della FIAMO si vantano di esserne i seguaci: Renzo Galassi, presidente della Liga Medicorum Homeopatica Internationalis, Antonio Manzi di Napoli, Pietro Federico di Roma ecc.

Per i distratti, preciso che l’omeopata unicista prescrive un unico rimedio al paziente qualunque ne sia la patologia, le cause essendo irrilevanti per definizione.