Molti giornali scrivono che la ricerca di Andrea Ganna et al. uscita su Science dimostra che il “gene gay” non esiste.
Ehm… no, buone intenzioni a parte, lo scopo era un altro: evitare che altri la facessero male. Gli autori hanno applicato il sistema dei Genome Wide Association Studies ai genomi di 409 mila di cittadini britannici e di 69 mila clienti di 23 and Me, tutti di “origine europea” che alla domanda “ha avuto uno o più rapporti omosessuali?” avevano risposto “sì”.
Forse ai miei colleghi bisognerebbe spiegare che tra avere un rapporto omosessuale ed essere omosessuali, c’è una differenza?
Dico spesso male dei GWAS, ma almeno gli autori hanno controllato le probabilità con dei modelli. Hanno scoperto che la sessualità è troppo complicata per essere determinata da un gene e perfino da cinque.
- Cinque loci associati significativamente al comportamento omosessuale
Cinque marcatori – segmenti di DNA – influirebbero per circa l’1% su quel “sì”.
- In aggregato tutte le varianti genetiche analizzate, che rappresentano dall’8 al 25% della variazione di detto comportamento, erano sovrapponibili soltanto in parte tra maschi e femmine e non consentono previsioni significative del comportamento sessuale individuale.
(Che 23 and Me si sia ravveduta e non ne venda più?)
Non lo consentono anche perché fino all’accesso alla fecondazione assistita, chi aveva un comportamento omosessuale per tutta la vita non trasmetteva i propri geni alla discendenza…
Detto questo, orientamenti, desideri, scelte, identità sessuali sono l’espressione di un corpo, mente compresa, del fenotipo insomma. Da qualche parte un effetto del genotipo sui questi comportamenti dev’esserci. Come per il quoziente di intelligenza o il successo in affari però, c’è il problema di definire “comportamento”, di collegare “uno o più rapporti omosessuali” a un fenomeno biochimico misurabile (livello di certi ormoni, per dirne uno) e collegabile all’espressione di uno o più geni (i miei livelli ormonali non sono più quelli di una volta, per dirne un’altra) ecc.
Per di più, ci sono altre definizioni problematiche. Per esempio Ganna et al. usano
- i termini “femmina” e “maschio” invece di “donna” e “uomo” perché le nostre analisi e i nostri risultati si riferiscono al sesso definito biologicamente, non al genere. Come si usa nelle analisi genetiche, abbiamo escluso dallo studio individui il cui sesso biologico non corrispondeva al sesso auto-definito/genere. E’ un limite importante delle nostre analisi perché non includono le persone trangender, intersex e altre persone e gruppi importanti della comunità queer.
Auspicano che siano incluse in futuri GWAS. Nel sito che accompagna la pubblicazione, raccomando in particolare “Quali sono i limiti del nostro studio?”.
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Nel Policy Forum di Science, Sinan Aral e Dean Eackles del MIT danno alcuni suggerimenti su come misurare e combattere la manipolazione delle elezioni, e quindi della democrazia, attraverso FaceBook, Twitter, You Tube e altri social. Senza molte illusioni:
- Irrobustire le democrazie contro la manipolazione richiederà una straordinaria volontà politica e commerciale. Negli USA, per esempio, i politici possano avere incentivi contrastanti per sostenere o opporsi a un post-mortem sull’interferenza russa
e i dati degli utenti appartengono a società private che dovrebbero garantirne la segretezza.
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Rimmel
Stefano Colombo e Alessandro Massone, su The Submarine, mi hanno risparmiato l’ennesimo post su Greta e i vecchioni… Oltre ai borbottii di Massimo Gramellini sul Corriere, raccontano un’iniziativa degli anti-vax:
- il Codacons si è lanciato in una battaglia a spada tratta contro Thunberg, presentando un esposto alla Corte europea “Contro Greta Thunberg e Casiraghi, chiediamo di indagare per pubblicità ingannevole di socialità inesistente. Chiarire tutti i punti oscuri della vicenda” — non vi mettiamo il link, dai.
Pubblicano l’esposto, quindi non lo metto nemmeno io, (h/t radioprozac)
Non ho mica capito di cosa si lagna il Codacons…
Intanto Greta dopo appena un giorno di relax è di nuovo in azione:
https://www.theguardian.com/environment/2019/aug/30/greta-thunberg-un-climate-protest-new-york
Temo che non l’abbiano capito nemmeno loro, le motivazioni sono esilaranti.
Mah…
Greta comunque è costretta per l’ennesima volta a dichiarare che ogni utilizzo del suo nome o della sua immagine a fini commerciali viene fatto senza il suo consenso:
https://mobile.twitter.com/GretaThunberg/status/1167532152709373954
Trovo stupefacente che i pubblicitari di VolksWagen e Cuadrilla usino foto altrui senza consenso, e di una minorenne per di più.