Conferme

Ieri l’Istat ha pubblicato i “Primi risultati dell’indagine di sieroprevalenza sul SARS-CoV-2“. Per ora è andata come in Spagna: nessun effetto gregge. Avvertenza (le altre nella Nota metodologica)

I risultati qui presentati sono provvisori e sono relativi a 64.660 persone che hanno effettuato il prelievo e il cui esito è pervenuto entro il 27 luglio.

Detto questo

  • Sono 1 milione 482 mila le persone, il 2,5% della popolazione residente in famiglia (escluse le convivenze), risultate con IgG positivo, che hanno cioè sviluppato gli anticorpi per il SARS-CoV-2, (Prospetto 1). Quelle che sono entrate in contatto con il virus sono dunque 6 volte di più rispetto al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia, attraverso l’identificazione del RNA virale [tamponi, ndr], secondo quanto prodotto dall’Istituto Superiore di Sanità.

I contagi avvengono soprattutto per contatto ravvicinato e al chiuso:

  • I valori più alti corrispondono ai casi in cui i contatti hanno riguardato i familiari conviventi. Chi ha avuto contatto con un familiare convivente infettato da SARS-CoV-2 ha sviluppato anticorpi nel 41,7% dei casi; la prevalenza si abbassa al 15,9% se il familiare non risulta convivente, restando tuttavia largamente superiore al valore medio che contraddistingue l’intera popolazione (2,5%).

Niente effetto gregge, però uno studio anticipato da Science conferma che l’infezione da coronavirus del raffreddore conferisce a un 20-50% della popolazione una “memoria immunitaria” che potrebbe proteggerla in parte dagli effetti (ancora incerti) del Sars Covid-2 sui polmoni.
Da completare con questa rassegna sulla variabilità della protezione (preprint, e per i coronavirus noti in generale) e con le brutte descrizioni degli effetti del virus su altri organi.

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Scenari
Amy Waxmen e Jeff Tollefson raccontano su Nature un “pandemic war game” giocato nell’ottobre scorso a New York

  • in front of a panel of academics, government officials and business leaders

Era realistico, solo che mancava la propaganda anti-scienza di Trump che avrebbe relegato gli USA tra i paesi meno preparati. Da completare con il saggio (eccezionale) di Ed Yong sull’Atlantic, “Come la pandemia ha sconfitto l’America“.

Su Micromega cartaceo in edicola, controreplica al testo pubblicato lo scorso 28 luglio. Marco Ponti scrive che dopo la pandemia va favorito il trasporto su gomma (più PM10, 2,5 ecc. per tutti ché fanno tanto bene alla salute!) e, insieme a Francesco Ramella, che “L’auto non inquinante non è un’illusione”.
Stefano Caserini spiega perché è un’illusione. La discussione prosegue online con la replica di Ponti e Ramella e la contro-replica di Stefano che demolisce con gentilezza i loro argomenti, soprattutto quelli sotto la domanda retorica:

  • 4. Il Premio Nobel William Nordhaus sottostima gli impatti dei cambiamenti climatici?

Nordhaus, really?

Insieme alla sovrastima della crescita, è una specialità dei suoi modelli DICE. Succede a molti economisti fautori di più mercato e meno stato: chiamano “catastrofista” e “ingannevole” lo scenario RCP8.5 (niente interventi per ridurre le emissioni di gas serra), ma è quello che simula meglio le emissioni di CO2 accumulate in atmosfera dal 2005, stando a un paper anticipato ieri sui PNAS.

4 commenti

  1. Buongiorno,
    occhio che c’è (probabilmente) un “non” di troppo: “L’auto non inquinante non è un’illusione”, No, dai 😉

  2. Ops, no, ha ragione lei, “L’auto non inquinante non è un’illusione” era proprio il titolo del pezzo. Sorry…

  3. Dal link “Nordhaus, really?”:
    Q: … Are you actually suggesting that a 10K rise in global average surface temperature would be manageable?
    A: We’d move indoors, much like the Saudis have.

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