Scenari per "dopo"

Escono sempre più modelli sul ritorno della pandemia che utilizzano scenari di contenimento. Forse il più noto è quello del gruppo di Marc Lipsitch, a Harvard, uscito su Science un mese fa, che simula la trasmissione del Sars Cov-2 fino al 2025 in base alle misure adottate per contrastarla localmente.

Refrain: servono più dati. Senza un vaccino, test sierologici per tutti tutti, come il governo cinese prevede di fare a Wuhan. O una mappa 1:1 della vita dei singoli “agenti”…

Sembra una prima risposta il preprint del gruppo di Yonathan Grad, di Harvard anche lui, che stima la popolazione contagiata nei vari quartieri di New York tra il 22 marzo e il 3 maggio. Hanno usato i test (sensibilità: 70-90%) per il Sars Cov-2 fatti negli ospedali della città a 1.746 partorienti e la loro residenza, e le hanno combinate con i “Data for Good” di FaceBook sugli spostamenti di 1 milione di persone che formano le “comunità dei pendolari”.

A Manhattan, stimano che in maggio i contagiati fossero circa l’11% degli abitanti, nel Bronx il 20% e nel Queens il 26%:

  • The magnitude of the reduction in commuting movements between boroughs ranged from 41.4% in South Queens to 68.7% in Manhattan.

Ma

  • A direct causal link between physical distancing and the reduction in transmission cannot be drawn, because the ability to physically distance may also be related to age, income, type of employment, type of housing, and other factors that could independently modulate risk of infection.

Dalle foto scattate nella metropolitana di New York, nelle comunità di pendolari l’abilità di distanziarsi fisicamente pare molto ridotta.

Perfino nel South Queens che ha avuto più vittime, i contagiati sopravvissuti sono troppo pochi per un’immunità di gregge. Per ora la percentuale di pecore protettive continua a variare. Potrebbe essere più bassa del 20% o del 13% rispetto al 60-70% o al 60% postulato. Dipende dai soliti “assunti eroici”, il più eroico del quale è la distribuzione omogenea degli immuni all’interno del gregge…

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Via radioprozac, sono capitata su un modello mondiale e regionale pubblicato su Nature Communications da economisti della transizione energetica cinesi. I trilioni da investire negli scenari di mitigazione della crisi climatica sono da capogiro, la suddivisione regionale del pianeta è piuttosto insolita, e l’ambizione degna di una superpotenza che al contrario di quella sul viale del tramonto avrebbe a cuore il “welfare” dei cittadini meno abbienti e il PIL dei paesi più poveri…

Anche in questo caso gli assunti sono eroici. E certe frasi fanno pensare alla propaganda sull’infinita benevolenza del presidente Xi Jinping che intende soltanto far beneficiare l’umanità intera dell’altruismo e dell’armonia che regnerebbero in Cina.

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Secondo uno studio della Transition Pathway Initiative, i tagli alle emissioni di gas serra promessi da Eni e Shell entro il 2050 sono i più ambiziosi fra quelli delle BigOil europee, ma ancora insufficienti per contenere l’aumento della temperatura globale sotto i 2 °C a fine secolo (tabella “Exhibit 5” a p. 13).