Il Grande Muro

Premessa: una specialità di Action Aid è l’accountability: una revisione contabile, per così dire, delle spese di enti pubblici. Per esempio quelle per ricostruire L’Aquila. Somiglia alla rendicontazione pretesa dalle Ong internazionali, che hanno lo stesso obbligo di trasparenza, ed è un lavoro che normalmente spetta a organi come la Corte dei Conti o alla Ragioneria generale dello Stato.

The Big Wall racconta un’inchiesta alla quale hanno contribuito ricercatori ed esperti di vari paesi, su come, a chi e a quali scopi l’Italia ha distribuito i soldi dei contribuenti, non solo italiani, attraverso “accordi, progetti e programmi” relativi alla “crisi migratoria” nel Mediterraneo:

  • L’idea di fondo, che rimbalza tra cancellerie e istituzioni europee, è di usare più strumenti: cooperazione allo sviluppo, supporto alle forze di sicurezza, protezione in loco di rifugiati, rimpatri, campagne informative sui rischi delle migrazioni irregolari. Quello che, nel linguaggio di Bruxelles, è un “approccio comprensivo”.

E’ un primo tentativo di tracciare i flussi di euro, ne risulta una mappa ancora sfocata, dai confini incerti. Un altro Grande Muro è quello innalzato con trucchi contabili per aggirare l’obbligo di trasparenza, e politici per nascondere la decisione di violare i diritti umani e i trattati internazionali sottoscritti dall’Italia e dalla UE.

Action Aid chiede ai lettori, se possono e hanno tempo, di correggere, completare, rianalizzare i dati (tantissimi) raccolti nel data-base. In breve,

  • Per il periodo dal gennaio 2015 al novembre 2020, abbiamo rintracciato 317 linee di finanziamento gestite dall’Italia con fondi propri e parzialmente co-finanziate dall’Unione Europea. Un totale di 1,337 miliardi di euro, spesi in cinque anni e destinati ad otto capitoli di spesa differenti in cui la Libia è al primo posto, ma non è da sola.

E’ una stima per difetto.
In parte mascherato da “cooperazione internazionale” e “aiuti allo sviluppo”, il 70% è stato destinato alla repressione dei migranti e al “controllo dei confini”. Soltanto un 15% riguardava le “cause profonde”, progetti che dovevano alleviare la povertà in 25 paesi africani. Come se la povertà fosse l’unico motivo per emigrare.

Questo per il passato, ma

  • Il budget settennale dell’UE, approvato lo scorso dicembre, ha dato vita ad uno Strumento di Vicinato, Sviluppo e Cooperazione Internazionale, dotato di 70 miliardi di euro,  il cui 10 per cento sarà destinato al contrasto alle migrazioni, e ha deviato verso il sostegno ai rimpatri gran parte del Fondo Immigrazione e Asilo (8,7 miliardi) oltre a stanziare 12,1 miliardi di euro per il controllo dei confini.

E il mese scorso in Italia, la Polizia di frontiera  ha assegnato

  •  per 6,9 milioni di euro, alla società Leonardo Spa, l’appalto per noleggiare un drone di sorveglianza del Mediterraneo centrale, mentre la legge di bilancio 2021 prevede per esempio una spesa di 66 milioni di euro per infrastrutture in Libia.

Sono scelte “svincolate da efficaci controlli di coerenza e rispetto dei diritti umani”. Svincolati anche dall’efficacia e dal “bench-marking” che dovrebbe misurarla. Agli elettori-contribuenti vanno bene così?

Breve presentazione su Vita, un po’ meno breve sul sito di Action Aid.

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Il governo è più democristiano, la SeaWatch 3 sta per approdare ad Agusta, il Tar di Palermo ha dissequestrato la SeaWatch 4 e l’ex-ministro Minniti che per primo aveva criminalizzato i soccorsi in mare (obbligatori per legge) è diventato presidente della fondazione Leonardo.
Ma il solito procuratore di Ragusa ha accusato i volontari di Mediterranea-Saving Humans di aver patteggiato 125 mila euro per prendere a bordo 27 naufraghi raccolti dall’Etienne Maersk, un porta-container al quale era stato negato per oltre un mese di farli sbarcare in un porto sicuro.

Quel procuratore non ne azzecca una. Maersk fa donazioni a Ong abitualmente, che questa volta abbia incluso Mediterranea mi sembra il minimo.

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I nettascienza, antologia di oggi
– l’articolo di Science su Jonas Ludvigsson dell’istituto Karolinska – un firmatario della Great Barrington Declaration, ma che sorpresa! – colto a negare in vari paper (su riviste serie) l’esistenza di focolai nelle scuole e l’incidenza del covid grave e letale tra scolari e insegnanti in Svezia, per compiacere lo stratega nazionale dell’immunità naturale di gregge;
– i paper falsificati di Acharya Balkrishna, grande guru indiano nonché spacciatore di merci ayurvediche, con esempi scelti da Smut Clyde per For better science; e a proposito del miracoloso Coronil venduto dal guru, larticolo di Edzard Ernst censurato da FaceBook;
– un lungo thread con tanto di bibliografia scientifica in cui Carl Bergstrom demolisce le tesi sull’evoluzione di ceppi virali più contagiosi, sostenute da Matt Ridley (negazionista come per il clima)
– e in generale, il sito Health Feedback – sul modello di Climate Feedback – dove decine di ricercatori correggono errori e falsità pubblicate nei media anglofoni.

3 commenti

  1. Mi sono riguardata il blog di Unimed sul FQ, una volta era stato scritto un post interessante ma non lo ritrovo. Lo riassumo: raccontava di finanziare l’immigrazione di studenti africani universitari nelle nostre università europee, per poi poter migliorare dall’interno i loro paesi di provenienza.
    L’unico post che ho ritrovato il quale, a grandi linee, accenna a una parte di questo problema, quello dello sviluppo, è questo. Tratta però di una sola nazione africana.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/28/tunisia-quando-si-placa-il-terrorismo-e-la-disoccupazione-giovanile-a-far-paura/3547580/

    1. Marianna,
      sono già previsti negli accordi bilaterali di cooperazione e aiuti allo sviluppo. In Africa la Cina è il paese più generoso, ma ci sono anche borse di fondazioni, FAO, Banca Mondiale ecc. che lasciano gli studenti liberi di scegliere l’università di destinazione. Uno dei problemi del “rientro dei cervelli” è che in patria le strutture pubbliche o private dove potrebbero lavorare non esistono o non funzionano.
      Anche senza una laurea, gli immigrati migliorano le condizioni economiche (e non solo) della comunità d’origine. Le loro rimesse ($554 miliardi nel 2019) sono il maggior aiuto allo sviluppo e il meno corrotto. Su questo c’è un consenso da decenni, lo riassume bene – secondo me – il “rapporto speciale” dell’Economist, che nessuno può accusare di “buonismo”.
      E’ del novembre 2019, poi sono usciti studi sull’effetto negativo della pandemia.

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