"Un buon affare"

Nel giugno 2017, la Banca Mondiale lanciava “le prime obbligazioni mai emesse per un finanziamento di $500 milioni destinato a emergenze pandemiche”. Decisa un anno prima dai ministri delle finanze e dai governatori delle banche centrali al G7, la “Pandemic Emergency Facility” (PEF) doveva evitare che i fondi arrivassero troppo tardi, com’era successo per l’epidemia di Ebola nei paesi dell’Africa occidentale.

Doveva soprattutto dimostrare che il mercato non solo era disposto a fornire aiuti umanitari, ma sapeva gestirli con maggior tempestività ed efficacia delle organizzazioni internazionali. La Banca si vantava

  • di aver sviluppato alcuni degli strumenti più innovativi esistenti sul mercato nell’assicurare contro il rischio da catastrofe per aiutare i paesi in via di sviluppo a gestire il rischio.  

Questa volta l’innovazione consisteva in

  • una combinazione di obbligazioni e derivati al prezzo odierno, una finestra di liquidità [$50 milioni versati dalla Germania] e impegni futuri dei paesi donatori per una copertura aggiuntiva.

Swiss Re, Munich Re e GC Securities si occupavano di vendere i titoli e di distribuire gli utili. Le pandemie coperte sono quelle causate da sei famiglie di virus. AIR Worldwide Corp decide autonomamente se un paese ha accesso ai fondi

  • quando erano superati livelli di contagio predeterminati, numero di decessi incluso; in base alla velocità di diffusione della malattia; quando la malattia attraversava frontiere internazionali [e causava almeno 20 decessi in uno o più paesi confinanti, ndt]

I criteri erano stati stabiliti insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità senza consultare né i ministeri della sanità dei paesi dove le epidemie sono ricorrenti né le Ong. Se non dovranno pagare danni coperti da questa forma di assicurazione, gli investitori ricupereranno i propri capitali nel luglio 2020.

L’operazione finanziaria era stata un “successo”:

  • L’ammontare totale di rischio trasferito al mercato attraverso obbligazioni e derivati è di $425 milioni.

Il 1 agosto 2018 l’OMS confermava che un’epidemia di Ebola era in corso nella Repubblica Democratica del Congo. Da allora i morti non son aumentati abbastanza velocemente, le infezioni nei paesi confinanti sono state soltanto due, mancano due delle tre condizioni necessarie per accedere alla PEF.

Nel maggio scorso, la Banca Mondiale spiegava meglio “Come funziona la PEF”.

D’altronde perfino il Financial Times cominciava a criticarne la “struttura”.
In luglio, ai titolari di obbligazioni e derivati la PEF pagava la seconda cedola: un interesse ignoto per un totale ignoto. In agosto l’OMS dichiarava l’emergenza e la Banca Mondiale sbloccava $300 milioni da altre fonti.
Nella stampa finanziaria le critiche sono diventate unanimi:
– “Ebola outbreak fails to trigger World Bank pandemic bonds“, Financial Times, 27 luglio
– “Pandemic bonds face scrutiny after Ebola outbreak yet to trigger payout“, Reuters, 1 agosto
– “Ebola bonds are wonky way to tackle pandemics“, Reuters, 13 agosto
– “Investors cash in on Ebola bonds that haven’t paid out“, Bloomberg, 14 agosto
– “Sick notes – The World Bank’s pandemic bonds are not paying out for Ebola“, The Economist, 31 agosto

Secondo Bloomberg,

  • L’emissione era il sogno di ogni obbligazionista… offre un ritorno come soltanto junk-bonds dubbi…  I premi per le obbligazioni – uno dell’11,5% e l’altro del 6,9% costano circa $36 milioni all’anno

Pandemic bonds: designed to fail in Ebola“, su Nature del 15 agosto, è un articolo inferocito di Olga Jonas, un’economista della Banca Mondiale per trent’anni e ora  dello Harvard Global Health Institute:

  • La PEF ha già pagato circa $75.5 milioni in premi, ma non ha comunicato l’ammontare degli interessi versati agli obbligazionisti – e si appresta a pagare molto di più. Tuttavia i responders [il personale dispiegato per contrastare l’epidemia, ndt] hanno ricevuto soltanto $31 milioni. 

Il rischio assunto dal mercato non è di $320 milioni, dopotutto:

  • La PEF ha ricevuto $190 milioni in donazioni da tre paesi e dall’International Development Association della Banca mondiale

che ha versato i $31 milioni.

  • Un buon affare per gli investitori, non per la salute globale. Sembrerà assurdo ma sono in corso discussioni per una seconda PEF. 

Se le Ong si coordinano, forse fanno in tempo a bloccarla.